Commozione cerebrale nelle giovani atlete: più frequente, meno riconosciuta (e cosa fare nei primi minuti)

Nel calcio scolastico americano le ragazze subiscono commozioni cerebrali 1,88 volte più dei coetanei maschi, e hanno 1,26 volte la probabilità di non essere tolte dall'attività dopo il colpo. Chi continua a giocare recupera in 44 giorni invece di 22. I dati, i segnali da riconoscere a bordo campo e cosa dicono davvero le linee guida internazionali.

Le ragazze rischiano più dei ragazzi la commozione cerebrale?

Nei dati disponibili sì, negli sport in cui il confronto è possibile. Nel calcio delle scuole superiori del Michigan, su 83.378 atleti seguiti per tre stagioni, le ragazze hanno riportato un rischio di commozione cerebrale 1,88 volte quello dei coetanei maschi (IC 95% 1,69-2,09): 950 casi tra le ragazze contro 557 tra i ragazzi (Bretzin et al., 2021). Un secondo studio su una popolazione di 12-22 anni ha stimato una probabilità 1,62 volte maggiore nelle femmine (IC 95% 1,40-1,86) (Hannah et al., 2021). Sono dati statunitensi di sport scolastico: la direzione è coerente, ma il perché resta in gran parte non spiegato.

Come si riconosce una commozione cerebrale a bordo campo?

Non serve un colpo alla testa visibile e non serve perdere coscienza. Il consenso internazionale di Amsterdam 2022 indica come segni che impongono la rimozione immediata dal campo: perdita di coscienza reale o sospetta, crisi convulsiva, postura tonica, atassia o mancanza di coordinazione, equilibrio scarso, confusione, cambiamenti del comportamento, amnesia (Patricios et al., 2023). La regola è una sola: se c'è il sospetto, l'atleta esce. E chi mostra quei segni non torna in campo quel giorno, se non dopo una valutazione acuta da parte di un professionista sanitario esperto.

Perché è così importante uscire subito dal campo?

Perché il tempo di recupero cambia. In uno studio su 69 atleti di 12-19 anni seguiti in un centro specialistico, chi era stato tolto immediatamente dal gioco è guarito in media in 22,0 giorni, chi aveva continuato a giocare in 44,4 (p=0,003), e questi ultimi avevano 8,8 volte la probabilità di un recupero prolungato oltre i 21 giorni (Elbin et al., 2016). È un campione piccolo, misto per sesso e selezionato in clinica — non una legge — ma la stessa direzione è confermata dalla revisione sistematica alla base del consenso di Amsterdam: continuare a giocare e ritardare l'accesso a un professionista sanitario si associano a recuperi più lunghi (Patricios et al., 2023).

Dopo una commozione cerebrale bisogna stare al buio e fermi per giorni?

No, ed è una delle indicazioni più cambiate negli ultimi anni. Il consenso di Amsterdam 2022 afferma che raccomandare riposo assoluto fino alla scomparsa completa dei sintomi non è utile: si indica un riposo relativo (attività quotidiane e riduzione dello schermo) per le prime 24-48 ore, con la possibilità di camminare o fare attività leggera che non peggiori più che lievemente i sintomi, e un rientro precoce all'attività fisica leggera dopo le prime 24-48 ore, evitando ogni rischio di contatto, collisione o caduta (Patricios et al., 2023). Il percorso di ritorno allo sport è a 6 tappe, ciascuna di almeno 24 ore, e va gestito con un professionista sanitario.

Le atlete recuperano più lentamente dei maschi?

La risposta onesta è: dipende da cosa si tiene sotto controllo. Nel calcio scolastico i maschi rientravano in media 2 giorni prima (mediana 10 giorni contro 12) (Bretzin et al., 2021). Ma uno studio su 5.216 valutazioni post-infortunio non ha trovato alcun effetto del sesso sul tempo di recupero una volta considerata la gravità iniziale della commozione (HR 0,94; IC 95% 0,78-1,12) (Hannah et al., 2021), e il consenso di Amsterdam riporta che le stesse strategie di ritorno a scuola e allo sport funzionano in modo simile nei diversi gruppi, con differenze minime nei tempi (Patricios et al., 2023). Più che «recuperano peggio», i dati raccontano che spesso partono da una situazione peggiore: escono dal campo più tardi.

Quanto tempo serve per tornare a giocare?

Il consenso di Amsterdam stima un tempo medio aggregato di circa 19,8 giorni (IC 95% 18,8-20,7; 57 studi) per il ritorno allo sport senza restrizioni in bambini, adolescenti e adulti, precisando che servono almeno una settimana per completare la progressione e che tipicamente si può arrivare fino a un mese dall'infortunio (Patricios et al., 2023). Il ritorno a scuola completo va raggiunto prima del ritorno allo sport senza restrizioni, e l'autorizzazione finale spetta a un professionista sanitario, non all'allenatore né alla famiglia.