Tra gli adolescenti con dolore al ginocchio ricorrente il 72% sono ragazze, la durata mediana del dolore è di 24 mesi e cinque anni dopo il 40,5% ha ancora male — con il 60% che ha smesso o ridotto lo sport. Il dolore femoro-rotuleo non passa «crescendo»: passa quando qualcuno lo prende sul serio e dosa il carico. I dati, e cosa cambia in palestra.
Spesso no, ed è la domanda a cui la ricerca ha risposto in modo più netto. In una coorte danese di adolescenti seguiti nel tempo, il 55,9% di chi riferiva dolore al ginocchio all'inizio ne riferiva ancora due anni dopo; chi era stato classificato con dolore femoro-rotuleo aveva un rischio relativo di 1,26 di avere ancora male rispetto a chi aveva altri tipi di dolore al ginocchio. Gli autori concludono esplicitamente che il dolore al ginocchio in adolescenza, e il dolore femoro-rotuleo in particolare, «potrebbe non essere autolimitante» (Rathleff et al., 2016). A cinque anni la quota con dolore persistente è del 40,5% (IC 95% 35,4-45,6) contro il 13,2% di chi non aveva dolore all'inizio, e tra chi ha ancora male il 60% ha smesso o ridotto lo sport a causa del ginocchio (Rathleff et al., 2019). Popolazione: adolescenti danesi di 15-19 anni di entrambi i sessi, non specificamente atlete di 13-14 anni.
È un dolore diffuso nella zona attorno o dietro la rotula, che si accende con le attività che caricano l'articolazione in flessione: salire e scendere le scale, accosciarsi, saltare, correre, e anche stare seduta a lungo con le ginocchia piegate. A differenza della frattura da stress non lo si indica con un dito su un punto preciso dell'osso, e a differenza della rottura del crociato non nasce da un singolo episodio traumatico: nella coorte danese il 68,3% dei dolori al ginocchio degli adolescenti aveva un esordio insidioso, cioè senza trauma (Rathleff et al., 2013). Attenzione però: questo articolo non serve a fare una diagnosi. Il dolore al ginocchio in un'adolescente ha diverse cause possibili e la distinzione la fa un professionista sanitario, non un elenco di sintomi.
Il riposo totale non è ciò che ha funzionato negli studi: quello che ha funzionato è modificare il carico e poi rinforzare. In uno studio prospettico su 151 adolescenti di 10-14 anni con dolore femoro-rotuleo, un percorso di 12 settimane costruito su modifica dell'attività nelle prime 4 settimane, esercizi a casa dalla quinta e ritorno graduale allo sport dalla nona ha portato all'86% di esiti riferiti come positivi a 12 settimane e all'81% a 12 mesi, con forza di anca e ginocchio aumentata del 20-33% (Rathleff et al., 2019). Va detto che è uno studio senza gruppo di controllo, quindi non dimostra da solo l'efficacia dell'intervento. Il dato randomizzato viene da un'altra popolazione: in 121 adolescenti di 15-19 anni, aggiungere esercizio supervisionato all'educazione ha aumentato le probabilità di guarigione a 12 mesi (OR 1,73; IC 95% 1,02-2,93) e ancora di più a 24 mesi (OR 2,52), con un numero necessario da trattare di 5 (Rathleff et al., 2015).
Perché nei dati di popolazione lo riferiscono più spesso. In un campione di 2.953 adolescenti danesi di 12-19 anni, il dolore al ginocchio era riferito dal 35,0% delle ragazze contro il 27,9% dei ragazzi, e il dolore quasi quotidiano in qualsiasi sede dal 23,8% contro il 13,3% (Rathleff et al., 2013). Nella coorte di adolescenti con dolore al ginocchio almeno mensile, 363 su 504 erano ragazze, cioè il 72% (Rathleff et al., 2013). Un dato in più, misurato solo sulle ragazze: le adolescenti con dolore femoro-rotuleo hanno soglie di dolore alla pressione più basse delle coetanee senza dolore, anche in punti lontani dal ginocchio (Rathleff et al., 2013, JOSPT). Non è una prova di fragilità: è un indizio che un dolore che dura mesi cambia il modo in cui il sistema nervoso elabora gli stimoli, cosa che rende ancora meno sensato aspettare.
Un dolore al ginocchio che dura da più di due o tre settimane, che si ripresenta a ogni allenamento, che le fa evitare scale, accosciate o salti, o che le fa saltare sedute, va valutato da un professionista sanitario: pediatra, medico dello sport o fisioterapista. Ci sono poi segnali che richiedono una valutazione senza aspettare: gonfiore, cedimenti o blocchi dell'articolazione, dolore dopo un trauma, dolore notturno o localizzabile con un dito su un punto preciso dell'osso. Il motivo per non aspettare non è allarmismo, è statistica: la durata mediana del dolore negli adolescenti che poi cercano aiuto è di 24 mesi, e solo il 59% aveva cercato assistenza (Rathleff et al., 2013). Il tempo, qui, non è un alleato.