# Parlare di ciclo con l'allenatore: perché lo fa solo l'11% delle atlete (e come cambiarlo)

> Solo l'11% delle atlete parla di ciclo mestruale con il proprio allenatore: il 4% se è un uomo, il 55% se è una donna. E l'88% ha imparato queste cose da sola. Non è disinteresse: è l'assenza di un canale sicuro. Cosa dicono i dati raccolti su 1.086 atlete in 57 sport, cosa può dire davvero chi allena, cosa rispondere quando un'atleta parla di dolore, e come si apre il canale senza obbligare nessuna a esporsi.

**Risposta in breve:** Perché quasi nessuno lo ha reso possibile: solo l'11% delle atlete parla di ciclo con chi la allena — 4% se è un uomo, 55% se è una donna — e l'88% ha imparato queste cose da sola (Höök et al., 2022). Non è timidezza: è l'assenza di un canale e di un linguaggio condivisi, e si cambia dal lato dello staff.

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- Pubblicato: 2026-07-03
- Aggiornato: 2026-08-16
- Autore: Sajid Hossain
- Editore: BAB — Breaking All Barriers (https://www.babsport.com/)
- Tag: educazione, comunicazione, ciclo, amenorrea
- Come citare: BAB — Breaking All Barriers, «Parlare di ciclo con l'allenatore: perché lo fa solo l'11% delle atlete (e come cambiarlo)», https://www.babsport.com/blog/parlare-di-ciclo-con-allenatore
- Nota: contenuto educativo, non parere medico. Ogni affermazione di salute è ancorata a una fonte elencata in «Fonti»; quando uno studio è condotto su adulti, il testo lo dichiara.

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C'è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque alleni ragazze: quando l'allenatore è un uomo, **solo il 4% delle atlete parla con lui di ciclo mestruale**. Non perché il ciclo non conti — conta eccome — ma perché manca un modo semplice, sicuro e non imbarazzante per farlo. Il problema dello sport femminile giovanile, spesso, non è la motivazione delle atlete. È il **silenzio**.

> **In breve**
> - Solo **l'11%** delle atlete parla di ciclo con il proprio allenatore; **4%** se è un uomo, **55%** se è una donna.
> - L'**88%** ha imparato queste cose **da sola**: l'educazione formale è quasi assente.
> - Il gap **non dipende dal livello competitivo**: riguarda tutte, non solo le più giovani o le amatoriali.
> - La soluzione non è "obbligare a parlarne", ma creare **cultura di base** e **canali che non costringono a esporsi**.

## Quante atlete parlano di ciclo con il proprio allenatore?

**Undici su cento.** E scendono a **quattro su cento** quando chi allena è un uomo, mentre salgono a **cinquantacinque su cento** con un'allenatrice donna. Sono i numeri di uno studio su 1.086 atlete di Svezia e Norvegia, e sono la fotografia più chiara che abbiamo di un canale di comunicazione che, semplicemente, non esiste.

Lo studio copre 57 sport ([Höök et al., 2022, *IJERPH*](https://doi.org/10.3390/ijerph191911932)), e il quadro completo dei risultati fotografa un vuoto preciso:

- Il **26%** giudica scarsa o molto scarsa la **propria** conoscenza sulla salute dell'atleta donna.
- Il **53%** giudica scarsa la conoscenza del **proprio allenatore**.
- L'**88%** ha acquisito queste conoscenze **da sola**; solo il 12% in un contesto sportivo strutturato.
- Solo l'**11%** parla di tematiche mestruali con l'allenatore — **4% con un uomo, 55% con una donna**.
- Il **22%** ha avuto un episodio di amenorrea; circa **una su cinque non aveva nessuno** con cui parlarne in ambito sportivo.

E un dettaglio che allarga il problema: **non c'è differenza significativa di conoscenza per livello competitivo** (p = 0,171). Il gap non è solo delle giovani o delle amatoriali: è **ovunque**.

Una precisazione doverosa sull'età: il campione di Höök e colleghi comprende atlete adulte e adolescenti insieme, e i dati non sono suddivisi per fascia d'età. Non abbiamo quindi una prevalenza misurata sulle tredicenni — e non è un caso, visto che solo il **6%** degli studi in scienze dello sport è condotto esclusivamente su donne ([Cowley et al., 2021](https://doi.org/10.1123/wspaj.2021-0028)). Il quadro descrive un fenomeno reale; il numero specifico sulle più giovani, semplicemente, nessuno l'ha ancora misurato.

## Perché un'atleta non parla del ciclo con l'allenatore?

Non perché il tema non la riguardi, ma perché **manca un canale comodo e privato per portarlo**: le atlete vivono il ciclo ogni mese, semplicemente non hanno un modo per dirlo senza esporsi davanti al gruppo. È facile leggere quel 4% come indifferenza. È l'opposto. In una ricerca qualitativa su rugbiste internazionali, il **93% riferiva sintomi legati al ciclo** e i **due terzi percepivano un impatto sulla performance** ([Findlay et al., 2020, *BJSM*](https://doi.org/10.1136/bjsports-2019-101486)). Le atlete *vivono* il tema ogni mese. Semplicemente, non hanno un modo comodo per portarlo a chi le allena — soprattutto se è un uomo, soprattutto a 13-14 anni, soprattutto davanti alle compagne.

Il silenzio, insomma, è **un problema di canale**, non di volontà. E ha un costo misurabile: tra le adolescenti di 10-18 anni, dal **25,2% al 61,1%** evita o riduce l'attività fisica durante le mestruazioni, spesso per paura delle perdite e imbarazzo più che per il dolore ([Harvey et al., 2025, *BMC Women's Health*](https://doi.org/10.1186/s12905-025-03825-w)). Sono allenamenti persi che nessuno registra — un meccanismo che abbiamo raccontato nel dettaglio parlando di [ciclo e performance](/blog/ciclo-e-performance). E quando il motivo è il dolore, c'è una risposta concreta da dare invece del silenzio: [cosa funziona davvero contro i dolori mestruali](/blog/dolori-mestruali-giovani-atlete), e la soglia oltre la quale il dolore va valutato da un medico. E il ciclo non è l'unico tema che resta fuori dallo spogliatoio: [le perdite di urina durante lo sport](/blog/perdite-urina-giovani-atlete) seguono esattamente la stessa curva di silenzio.

## Come si apre il canale senza obbligare nessuna a esporsi?

Lavorando sui due lati insieme: **cultura di base per lo staff, privacy garantita per l'atleta**. La risposta sbagliata sarebbe chiedere a ogni ragazza di "aprirsi" con l'allenatore. La risposta giusta lavora su due lati insieme:

1. **Alzare la cultura di base dello staff.** Un allenatore non deve diventare un ginecologo (nello studio, solo il 3% delle atlete aveva accesso a un ginecologo tramite lo sport). Deve però sapere che stanchezza, dolore o calo di energia possono avere una spiegazione, e trattarli come informazione, non come scuse. Sapere, per esempio, che un ciclo che sparisce non è un segno di buon allenamento ma un possibile segnale di [bassa disponibilità energetica](/blog/red-s-bassa-disponibilita-energetica), o che [le parole con cui si commenta un corpo](/blog/parole-allenatore-salute-atlete) restano addosso per anni.
2. **Dare all'atleta un canale che non la costringe a esporsi.** È qui che la tecnologia può aiutare, se progettata bene: l'atleta osserva i propri segnali in privato, e lo staff riceve **solo un quadro aggregato e anonimo** della squadra — mai il dato della singola.

Questo secondo punto è decisivo proprio per il dato "4% con un allenatore uomo": una dashboard **anonima** dà allo staff un segnale utile *senza* mettere la ragazza nella conversazione imbarazzante che oggi, semplicemente, non avviene.

## Cosa può fare un allenatore, da domani, senza sbagliare?

**Una frase detta una volta e mantenuta nei fatti — «qui se ne può parlare, e nessuno ti valuta per questo» — e nessuna domanda personale.** È il minimo che apre il canale, ed è anche il massimo che si può chiedere a chi allena senza sconfinare in un ruolo clinico che non gli appartiene. Il resto è coerenza: non commentare i corpi, non trattare la stanchezza come una scusa, non chiedere date né dettagli. Nello studio su 1.086 atlete il 53% giudicava scarsa la conoscenza del proprio allenatore sulla salute dell'atleta donna ([Höök et al., 2022](https://doi.org/10.3390/ijerph191911932)): colmare quel vuoto è responsabilità dello staff, non delle ragazze.

Nel dettaglio, per ruolo:

- **L'allenatore/allenatrice**: normalizzare il tema con poche parole ("qui se ne può parlare, e nessuno ti valuta per questo"), senza chiedere dettagli personali.
- **La società**: offrire allo staff una formazione minima e strumenti che rispettino la privacy delle atlete.
- **La famiglia**: essere il primo canale sicuro, senza trasformare ogni domanda in un interrogatorio.
- **L'atleta**: osservare i propri schemi. Riconoscerli è già metà del percorso per poterne parlare — con chi si sceglie, quando si sceglie.

## Il ruolo di BAB

BAB nasce esattamente in questo vuoto. Dà all'atleta uno **spazio privato** per riconoscere i propri segnali, un **layer educativo** che colma l'88% "imparato da sola", e alle società **solo segnali aggregati e anonimi** — mai il ciclo o la salute della singola. Apre il canale che oggi non c'è, senza costringere nessuna a una conversazione che non vuole. Perché rompere il silenzio non significa obbligare a parlare: significa **rendere finalmente facile** farlo.

## Domande frequenti

### Quante atlete parlano di ciclo con il proprio allenatore?

In uno studio su 1.086 atlete di Svezia e Norvegia, solo l'11% affrontava tematiche mestruali con il proprio allenatore. La quota scendeva al 4% quando l'allenatore era un uomo, e saliva al 55% con un'allenatrice donna (Höök et al., 2022).

### Un allenatore uomo deve conoscere il ciclo delle sue atlete?

Non deve conoscere il dato individuale di ciascuna: quello resta privato. Deve però avere una cultura di base sul tema e creare un ambiente in cui parlarne non sia un tabù. Strumenti come BAB permettono allo staff di leggere solo segnali aggregati e anonimi, senza mettere l'atleta nella posizione di doversi esporre.

### Perché così poche atlete ne parlano?

Perché l'educazione è quasi tutta informale: nello stesso studio, l'88% delle atlete aveva imparato queste cose da sola. Manca un linguaggio condiviso e mancano canali sicuri. Il silenzio non è disinteresse: è l'assenza di un modo semplice e non imbarazzante per comunicare.

### Come faccio a parlare di ciclo con il mio allenatore senza imbarazzo?

Non serve raccontare dettagli personali. Basta un linguaggio funzionale, centrato sull'allenamento: «oggi ho poca energia, preferirei ridurre il carico» dice tutto ciò che serve allo staff, senza esporre nulla di privato. Chi allena non ha bisogno del dato clinico: ha bisogno di sapere come dosare la seduta. E se un ambiente rende impossibile anche solo questa frase, il problema è dell'ambiente, non dell'atleta.

### Cosa rispondere a un'atleta che dice di avere dolori mestruali?

Con poche parole e nessuna domanda clinica: «ok, adattiamo la seduta di oggi — dimmi tu cosa te la senti di fare». Niente dettagli, niente date, niente diagnosi. Il dolore mestruale è tutt'altro che raro nelle atlete — è il disturbo del ciclo più frequente, con prevalenza stimata al 32,3% su 60 studi e 6.380 atlete (Taim et al., 2023) — e le prove disponibili mettono l'esercizio tra i trattamenti studiati, non tra i fattori di rischio (Armour et al., 2019, revisione Cochrane, qualità delle prove bassa). Quindi né «riposa finché passa» né «stringi i denti»: la scelta è dell'atleta, le condizioni pratiche sono responsabilità dello staff.

### Di che cosa ha davvero bisogno un allenatore per programmare la seduta?

Di una sola informazione funzionale: come sta oggi l'atleta e quanto carico regge. Non del dato clinico, non della fase del ciclo, non della data. La distinzione è ciò che rende la conversazione possibile: chiedere «come stai per l'allenamento di oggi» è una domanda a cui una quattordicenne può rispondere davanti al gruppo; chiedere «a che punto sei del ciclo» non lo è. Ed è anche la ragione per cui i segnali di squadra vanno letti in forma aggregata e anonima.

### Serve un'allenatrice donna perché le atlete ne parlino?

Aiuta molto, ma non è la soluzione strutturale. Nello studio su 1.086 atlete la quota che affronta tematiche mestruali passa dal 4% con un allenatore uomo al 55% con un'allenatrice donna (Höök et al., 2022): il divario è enorme e dice che il genere di chi allena pesa. Ma il 53% delle atlete giudicava scarsa la conoscenza del proprio allenatore sulla salute dell'atleta donna, e l'88% aveva imparato queste cose da sola — cioè il vuoto è di formazione e di canale, non solo di genere. Sostituire le persone non basta: serve alzare la cultura di base dello staff e dare all'atleta un modo di comunicare che non la costringa a esporsi.

### Di quali altri temi le atlete non parlano con chi le allena?

Il silenzio non riguarda solo il ciclo. Tra le atlete adolescenti, l'87% dichiara che non parlerebbe con il proprio allenatore di perdite di urina durante l'attività, e dal 69% al 90% non ha mai sentito nominare l'allenamento del pavimento pelvico (Rial Rebullido et al., 2021). È lo stesso meccanismo: un sintomo frequente, nessun linguaggio condiviso per nominarlo, e quindi nessuna conversazione.

### Cosa può dire un allenatore per rendere il tema meno tabù?

Poche parole, dette una volta e mantenute nei fatti: «qui se ne può parlare, e nessuno viene valutato per questo». Poi coerenza — non commentare i corpi, non trattare la stanchezza come una scusa, non chiedere dettagli. Nello studio di Höök e colleghi (2022) il 53% delle atlete giudicava scarsa la conoscenza del proprio allenatore sulla salute dell'atleta donna: colmare quel vuoto è responsabilità dello staff, non delle ragazze.

## Fonti

- Höök M., et al. **Perceptions of and communication about the menstrual cycle among female athletes.** *International Journal of Environmental Research and Public Health*, 2022. [doi:10.3390/ijerph191911932](https://doi.org/10.3390/ijerph191911932)
- Findlay R.J., et al. **How the menstrual cycle and menstruation affect sporting performance: experiences of elite female rugby players.** *Br J Sports Med*, 2020. (n=15 rugbiste internazionali, **adulte**) [doi:10.1136/bjsports-2019-101486](https://doi.org/10.1136/bjsports-2019-101486)
- Harvey J., Western M.J., Townsend N.P., et al. **Adolescents, menstruation, and physical activity: insights from a global scoping review.** *BMC Women's Health*, 2025;25:281. (86 studi, 33 Paesi, adolescenti 10-18 anni) [doi:10.1186/s12905-025-03825-w](https://doi.org/10.1186/s12905-025-03825-w)
- Taim B.C., Ó Catháin C., Renard M., Elliott-Sale K.J., Madigan S., Ní Chéilleachair N. **The Prevalence of Menstrual Cycle Disorders and Menstrual Cycle-Related Symptoms in Female Athletes: A Systematic Literature Review.** *Sports Medicine*, 2023;53(10):1963-1984. (60 studi, 6.380 atlete; la dismenorrea è il disturbo del ciclo più prevalente: 32,3%, intervallo 7,8-85,6%) [doi:10.1007/s40279-023-01871-8](https://doi.org/10.1007/s40279-023-01871-8)
- Armour M., Ee C.C., Naidoo D., et al. **Exercise for dysmenorrhoea.** *Cochrane Database of Systematic Reviews*, 2019;9:CD004142. (12 studi, 854 donne; SMD -1,86, IC 95% -2,06 a -1,66; **qualità delle prove bassa**) [doi:10.1002/14651858.CD004142.pub4](https://doi.org/10.1002/14651858.CD004142.pub4)
- Cowley E.S., Olenick A.A., McNulty K.L., Ross E.Z. **"Invisible Sportswomen": the sex data gap in sport and exercise science research.** *Women in Sport and Physical Activity Journal*, 2021;29(2):146-151. [doi:10.1123/wspaj.2021-0028](https://doi.org/10.1123/wspaj.2021-0028)
- Rial Rebullido T., Stracciolini A., Faigenbaum A.D., Chulvi-Medrano I. **Pelvic Floor Dysfunction in Adolescent Female Athletes: A Systematic Review.** *Journal of Functional Morphology and Kinesiology*, 2021;6(1):12. (9 studi, 633 atlete sotto i 19 anni, età media 16,15) [doi:10.3390/jfmk6010012](https://doi.org/10.3390/jfmk6010012)

*Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce parere medico.*
