# Le parole dell'allenatore: come la cultura e il linguaggio dello staff cambiano la salute delle atlete

> Cosa dovrebbe sapere — e cosa è meglio non dire mai — chi allena ragazze adolescenti. Le atlete che percepiscono il proprio allenatore come molto informato riportano il 36% di sintomi di RED-S in meno; chi ha ricevuto commenti sul proprio corpo è quattro volte più propensa a modificare l'alimentazione (33% contro 7%). Il linguaggio dello staff non è un contorno neutro dell'allenamento: è una variabile di salute misurabile. I dati, i limiti, e cosa farne domani in palestra.

**Risposta in breve:** Più di quanto sembri, e si misura: un allenatore percepito come molto informato si associa a 3,2 sintomi di RED-S in media contro 4,3, cioè il 36% in meno, mentre i commenti sul corpo che mettono a disagio si associano a quattro volte più probabilità di modificare l'alimentazione (Female Athlete Health Report, 2023 — campione adulto, non peer-reviewed).

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- Pubblicato: 2026-07-09
- Aggiornato: 2026-08-21
- Autore: Sajid Hossain
- Editore: BAB — Breaking All Barriers (https://www.babsport.com/)
- Tag: coach, educazione, red-s
- Come citare: BAB — Breaking All Barriers, «Le parole dell'allenatore: come la cultura e il linguaggio dello staff cambiano la salute delle atlete», https://www.babsport.com/blog/parole-allenatore-salute-atlete
- Nota: contenuto educativo, non parere medico. Ogni affermazione di salute è ancorata a una fonte elencata in «Fonti»; quando uno studio è condotto su adulti, il testo lo dichiara.

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In uno spogliatoio, una frase come "sei un po' fuori forma rispetto all'anno scorso" non è mai solo una frase. Per chi la dice può essere un incoraggiamento distratto; per una ragazza di quattordici anni può diventare il punto di partenza di settimane passate a contare calorie. Il modo in cui lo racconta la ricerca è netto: **quello che lo staff sa e dice non è un contorno neutro dell'allenamento — è una variabile che si misura sulla salute delle atlete.** In un senso e nell'altro.

> **In breve**
> - Un allenatore percepito come **molto informato** si associa a **3,2 sintomi di RED-S** in media, contro **4,3** di uno percepito come non informato: **-36%**.
> - I **commenti sul corpo** che mettono a disagio sono legati a **4 volte** più probabilità di modificare l'alimentazione (33% vs 7%) e a **+34%** di sintomi di RED-S.
> - Chi dovrebbe sapere spesso non sa: **meno del 50%** delle atlete conosceva il termine RED-S, e **il 30%** si è sentito dire da un medico che perdere il ciclo con l'attività fisica è "normale".
> - La leva non è trasformare i coach in medici, ma dare loro **cultura di base** e **linee guida su cosa non dire** — e alle atlete un canale che non le costringe a esporsi.

## Quanto conta davvero quello che un allenatore sa?

Abbastanza da vedersi nei sintomi delle sue atlete: **36% in meno**, nel dato disponibile. La maggior parte dei discorsi sulla salute delle atlete si ferma all'atleta: cosa mangia, come dorme, come gestisce il ciclo. Un dato del **Female Athlete Health Report 2023** — una survey su **769 atlete** condotta nel Regno Unito da due organizzazioni guidate da atlete (Project RED-S e Kyniska Advocacy) — sposta il baricentro sullo staff.

Le atlete che valutavano il proprio allenatore come "molto ben informato" sulla salute dell'atleta donna riportavano in media **3,2 sintomi di RED-S**. Quelle che lo percepivano come non informato: **4,3**. Una differenza del **36%**, nella stessa direzione che ci si aspetterebbe se la conoscenza dello staff contasse davvero.

RED-S — *Relative Energy Deficiency in Sport*, la sindrome da bassa disponibilità di energia che intacca ciclo, ossa, sistema immunitario e umore — non è un tema di nicchia: nello stesso campione **oltre la metà** delle atlete aveva almeno due sintomi, e **meno del 50%** conosceva persino il termine prima della survey. È esattamente il genere di problema che passa inosservato se nessuno intorno all'atleta sa cosa cercare.

Una precisazione doverosa: questo non è uno studio randomizzato e non dimostra un rapporto di causa-effetto. Ma è uno dei pochissimi dataset che collega esplicitamente il **livello di conoscenza percepito dello staff** a un **esito di salute misurato sulle atlete**, con un numero. E la direzione è coerente con tutto il resto della letteratura.

## Un commento sul corpo può cambiare come mangia un'atleta?

**Sì, e l'effetto è misurato: quattro volte più probabilità di modificare l'alimentazione.** Se la conoscenza aiuta, la disattenzione fa danni concreti. Nello stesso report, **il 53%** delle atlete aveva ricevuto, in ambito sportivo, commenti sul proprio corpo che l'avevano messa a disagio. Chi li aveva ricevuti era **quattro volte più propenso** a modificare l'alimentazione per "adattarsi" al proprio sport (**33% contro 7%**) e riportava il **34% di sintomi di RED-S in più**.

Il punto è che conta l'effetto, non l'intenzione. "Dovresti scaricare un po'", "quest'anno sei più pesante", persino un complimento sbagliato: nella testa di un'adolescente possono trasformarsi in una regola alimentare. E il terreno è già fragile — il **74%** delle atlete si è sentita, a un certo punto, "come se non sembrasse un'atleta", e il **91%** si è preoccupata di quante calorie assumeva. In questo contesto, il commento dell'allenatore non cade nel vuoto: cade su una preoccupazione che spesso è già lì.

## Quanti allenatori e medici sanno riconoscere i segnali?

**Meno della metà: una sintesi delle linee guida cliniche rileva che meno del 50% di medici, allenatori, fisioterapisti e preparatori riconosce tutte e tre le componenti della Triade dell'atleta donna (Romano e Sass, 2025).** Verrebbe da pensare che almeno i professionisti abbiano le idee chiare. Non sempre. Nel report UK, **il 30%** delle atlete si è sentito dire **da un professionista sanitario** che perdere o ritardare il ciclo con l'attività fisica è normale — un'informazione errata, perché l'amenorrea non è un effetto collaterale innocuo dell'allenamento ma un segnale di allarme. E una sintesi delle linee guida cliniche nota che **meno della metà** di medici, allenatori, fisioterapisti e preparatori è in grado di riconoscere tutte e tre le componenti della Triade dell'atleta donna ([Romano & Sass, 2025, *NASPAG Clinical Opinion*](https://doi.org/10.1016/j.jpag.2024.11.008)).

Il vuoto formativo si vede anche da dove arrivano le informazioni. Sempre nel report UK, il supporto specifico sulla salute dell'atleta donna era arrivato per il **49%** da internet e social media, per il **16%** dal medico di base, per il **4%** da una federazione sportiva nazionale e per lo **0,12%** dalla scuola. Tradotto: l'istituzione che dovrebbe accompagnare le ragazze — la società, la federazione, la scuola — è quasi assente, e il vuoto lo riempie il feed di un telefono.

## Vale anche a 13-14 anni?

Qui serve onestà. Il campione del report UK ha un'**età media di 32 anni**: fotografa un pattern nella popolazione atletica adulta, non una prevalenza nelle atlete di 13-14 anni, che sono il cuore del lavoro di BAB. Prendere quei numeri e appiccicarli alle adolescenti sarebbe scorretto.

Due elementi, però, indicano che l'adolescenza è proprio la finestra in cui questa cultura fa la differenza:

- Il **picco di formazione ossea si colloca tra i 10 e i 14 anni**, e la massa ossea si costruisce quasi tutta entro i 18 ([Romano & Sass, 2025](https://doi.org/10.1016/j.jpag.2024.11.008)). Il dato longitudinale conferma i tempi: il contenuto minerale osseo totale raggiunge un plateau in media 6 anni dopo il picco di velocità di crescita staturale, cioè intorno ai 18 anni nelle ragazze ([Baxter-Jones et al., 2011, *J Bone Miner Res*](https://doi.org/10.1002/jbmr.412)). Un periodo di bassa disponibilità di energia proprio in quegli anni lascia un segno che a 30 anni non si recupera più: è il meccanismo che abbiamo raccontato parlando di [salute ossea e fratture da stress](/blog/salute-ossea-fratture-da-stress-giovani-atlete). È l'età in cui le parole giuste — o sbagliate — dello staff pesano di più, non di meno.
- La disinformazione parte prestissimo: tra atlete di **13-18 anni**, il **44%** crede che perdere il ciclo sia una "risposta normale all'alto carico" ([Armento et al., 2021, *J Athl Train*](https://doi.org/10.4085/624-20)). Se a quell'età nessuno corregge l'idea, diventa la normalità di domani.

Il pattern degli adulti, insomma, non è un destino: è ciò che accade quando la cultura non viene costruita nel momento giusto. E il momento giusto è adesso.

## Cosa può fare lo staff da subito, senza competenze cliniche?

**Tre abitudini che non richiedono un titolo sanitario: normalizzare senza indagare, trattare i sintomi come informazioni invece che come scuse, e sapere a chi indirizzare.** Nulla di tutto questo chiede all'allenatore di diventare un medico. Chiede poche abitudini, sostenibili:

- **Normalizzare senza indagare.** Una frase come "qui se ne può parlare, e nessuno ti valuta per questo" apre la porta senza chiedere dettagli privati.
- **Trattare stanchezza, dolore o cali di energia come informazione, non come scuse.** Possono avere una spiegazione fisiologica: liquidarli insegna alla ragazza a nasconderli. E in questa fascia d'età i dolori "banali" spesso non lo sono: il [dolore al ginocchio degli adolescenti](/blog/dolore-ginocchio-femoro-rotuleo-giovani-atlete) ha una durata mediana di 24 mesi ([Rathleff et al., 2013, *BMC Musculoskelet Disord*](https://doi.org/10.1186/1471-2474-14-225)), e un [mal di schiena che dura da settimane](/blog/mal-di-schiena-giovani-atlete) in un'atleta di 13-14 anni è molto più spesso una frattura da stress della colonna che una contrattura ([Micheli e Wood, 1995](https://doi.org/10.1001/archpedi.1995.02170130017004)). Vale anche per il respiro: [«non ha fiato» è una conclusione, non un'osservazione](/blog/fiato-corto-giovani-atlete), e nel 61% dei casi il sintomo non è mai stato indagato (Johansson et al., 2014).
- **Non usare il corpo che cambia come spiegazione di comodo.** "Le è passata la voglia", "è cresciuta male", "adesso è pesante": durante il [picco di crescita](/blog/picco-di-crescita-giovani-atlete) il corpo di un'atleta cambia a velocità diverse da quello delle compagne, e servono aggiustamenti di carico, non commenti. Lo stesso vale per i miti che circondano [le ragazze e i pesi](/blog/forza-ragazze-adolescenti): quello che lo staff crede diventa quello che l'atleta smette di fare.
- **Togliere il corpo dal vocabolario del campo.** Niente commenti su peso, forma o "come sembra" un'atleta — nemmeno per motivare, nemmeno come complimento. Si parla di come ci si sente e di cosa si riesce a fare.
- **Sapere a chi rimandare.** Riconoscere un segnale e indirizzare a chi di competenza vale più di qualsiasi tentativo di gestirlo da soli. Vale per la stanchezza cronica, per il [sonno insufficiente](/blog/sonno-atlete-adolescenti) e per i sintomi che nessuno nomina: tra le atlete adolescenti, l'[87% non parlerebbe con l'allenatore di perdite di urina durante i salti](/blog/perdite-urina-giovani-atlete), un sintomo che riguarda quasi una su due.

E, sul piano della società: le atlete stesse indicano cosa vorrebbero — il **56%** chiede un sito con risorse affidabili, il **34%** workshop online. La formazione minima dello staff non è un lusso: nel report è una delle quattro raccomandazioni esplicite (formazione RED-S obbligatoria nei percorsi di certificazione dei coach).

## Il ruolo di BAB

BAB lavora esattamente su questo doppio fronte. All'atleta dà uno **spazio privato** per riconoscere i propri segnali e un **layer educativo** che colma il vuoto formativo — quel "l'ho imparato da sola" che riguarda la maggior parte delle atlete. Allo staff dà due cose che i dati indicano come decisive: **cultura di base** (compreso cosa *non* dire, perché il "-34% / +34%" dei commenti sul corpo è una linea guida di comunicazione, non un dettaglio) e **solo segnali aggregati e anonimi** della squadra — mai il ciclo o la salute della singola.

È il modo di trasformare un allenatore attento in un allenatore informato senza chiedergli di diventare altro, e di dare alla ragazza un canale che non la obbliga a una conversazione che a quattordici anni, quasi sempre, non avviene. Perché le parole dello staff contano: tanto vale renderle un fattore protettivo.

## Domande frequenti

### Un allenatore deve diventare un esperto di ciclo e RED-S?

No. Non deve fare diagnosi né conoscere il dato individuale di ciascuna atleta. Deve però avere una cultura di base: nel Female Athlete Health Report 2023 (769 atlete, UK), chi percepiva il proprio allenatore come 'molto informato' riportava in media 3,2 sintomi di RED-S contro 4,3 di chi lo percepiva come non informato — il 36% in meno. La conoscenza dello staff, anche solo di base, si associa a un esito di salute migliore.

### Perché un commento sul corpo è un problema, se lo dico 'per motivare'?

Perché conta l'effetto, non l'intenzione. Nello stesso report, le atlete che avevano ricevuto commenti sul proprio corpo che le mettevano a disagio erano quattro volte più propense a modificare l'alimentazione per 'adattarsi' (33% contro 7%) e riportavano il 34% di sintomi di RED-S in più. Una frase detta di sfuggita può innescare comportamenti che durano mesi.

### Cosa NON dovrebbe mai dire un allenatore a un'atleta adolescente?

La regola più semplice è togliere il corpo dal vocabolario del campo: niente commenti su peso, forma fisica o su "come sembra" un'atleta — nemmeno per motivare, nemmeno sotto forma di complimento. Nel Female Athlete Health Report 2023, il 53% delle atlete aveva ricevuto in ambito sportivo commenti sul corpo che l'avevano messa a disagio, e chi li aveva ricevuti era quattro volte più propensa a modificare l'alimentazione (33% contro 7%). Al loro posto funzionano le domande su come ci si sente e su cosa si riesce a fare: descrivono la prestazione senza giudicare la persona.

### Come si apre il discorso senza invadere la privacy di una ragazza?

Normalizzando senza indagare. Una frase come "qui se ne può parlare, e nessuno ti valuta per questo" apre la porta senza chiedere alcun dettaglio privato: è l'atleta a decidere se, quando e quanto raccontare. Vale per il ciclo, per il dolore, per la stanchezza e per i sintomi di cui si parla ancora meno. La differenza pratica è che l'allenatore non deve raccogliere informazioni di salute: deve rendere possibile che una ragazza ne parli con qualcuno, e sapere a chi indirizzarla.

### Un'atleta dice che ha male: come dovrebbe rispondere un allenatore?

Trattando il dolore come informazione, non come una posizione da negoziare. Tre domande fanno quasi tutto il lavoro: da quanto tempo, sempre nello stesso punto, e peggiora facendo cosa. Servono perché nello sport giovanile diversi dolori che sembrano banali non lo sono: un dolore al ginocchio che dura da mesi ha una durata mediana di 24 mesi negli adolescenti (Rathleff et al., 2013) e un mal di schiena che dura da settimane in un'atleta di 13-14 anni è, statisticamente, molto più spesso una frattura da stress della colonna che una contrattura (Micheli e Wood, 1995). La risposta utile non è né «stringi i denti» né allarmarsi: è annotare e indirizzare a un professionista sanitario.

### Chi dovrebbe formare gli allenatori sulla salute delle atlete?

Oggi, di fatto, nessuno — ed è questo il problema. Nel Female Athlete Health Report 2023 il supporto specifico sulla salute dell'atleta donna arrivava per il 49% da internet e social media, per il 16% dal medico di base, per il 4% da una federazione sportiva nazionale e per lo 0,12% dalla scuola. Le atlete stesse indicano cosa vorrebbero: il 56% chiede un sito con risorse affidabili e il 34% workshop online. Il report include tra le sue raccomandazioni esplicite una formazione RED-S obbligatoria nei percorsi di certificazione dei coach. Attenzione: è un report di advocacy su 769 atlete con età media 32 anni, non uno studio peer-reviewed.

### Serve un allenatore donna perché una ragazza parli del proprio corpo?

Aiuta molto, ma non è l'unica leva. Nei dati su 1.086 atlete in 57 sport, parla di ciclo mestruale con il proprio allenatore il 55% di chi ha un'allenatrice donna contro il 4% di chi ha un allenatore uomo (Höök et al., 2022). Il divario è enorme, ma la conclusione operativa non è «servono solo allenatrici»: è che il canale conta più della persona. Una società che offre un referente scelto dall'atleta, un modo di segnalare che non passa dallo spogliatoio e uno staff che ha detto una volta «qui se ne può parlare» riduce la dipendenza dal genere di chi allena.

### Questi dati valgono anche per le atlete di 13-14 anni?

Vanno usati con cautela: il report UK ha un'età media di 32 anni, quindi fotografa un pattern nella popolazione atletica adulta, non una prevalenza nelle 13-14enni. Ma altre fonti indicano che l'adolescenza è proprio il momento in cui intervenire: il picco di formazione ossea è tra i 10 e i 14 anni (NASPAG, 2025) e già a 13-18 anni il 44% delle atlete crede che perdere il ciclo sia una risposta normale all'allenamento (Armento et al., 2021). La disinformazione, e la finestra per correggerla, iniziano presto.

## Fonti

- Woolven P., Seary K., Maclennan M., Langbein R., Bridge G. **The Female Athlete Health Report 2023.** Project RED-S / Kyniska Advocacy, Regno Unito, 2023. *(survey su 769 atlete, età media 32 anni; report di advocacy, **non peer-reviewed** — letteratura grigia, da distinguere dagli studi sottoposti a revisione tra pari elencati qui sotto)*
- Romano M.E., Sass A. **Reproductive Health Management of Female Adolescent Athletes With Relative-Energy Deficiency in Sport.** *Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology*, 2025. [doi:10.1016/j.jpag.2024.11.008](https://doi.org/10.1016/j.jpag.2024.11.008)
- Armento A., et al. **Adolescent female athletes' beliefs about the menstrual cycle and sport.** *Journal of Athletic Training*, 2021. [doi:10.4085/624-20](https://doi.org/10.4085/624-20)
- Höök M., et al. **Perceptions of and communication about the menstrual cycle among female athletes.** *International Journal of Environmental Research and Public Health*, 2022. [doi:10.3390/ijerph191911932](https://doi.org/10.3390/ijerph191911932)
- Rial Rebullido T., Gómez-Tomás C., Faigenbaum A.D., Chulvi-Medrano I. **The Prevalence of Urinary Incontinence among Adolescent Female Athletes: A Systematic Review.** *Journal of Functional Morphology and Kinesiology*, 2021;6(1):12. (9 studi, 633 atlete adolescenti, età media 16,15 anni) [doi:10.3390/jfmk6010012](https://doi.org/10.3390/jfmk6010012)
- Baxter-Jones A.D.G., Faulkner R.A., Forwood M.R., Mirwald R.L., Bailey D.A. **Bone Mineral Accrual from 8 to 30 Years of Age: An Estimation of Peak Bone Mass.** *Journal of Bone and Mineral Research*, 2011;26(8):1729-1739. (studio longitudinale; plateau del contenuto minerale osseo a +6 anni dal picco di crescita, ~18 anni nelle ragazze) [doi:10.1002/jbmr.412](https://doi.org/10.1002/jbmr.412)
- Rathleff M.S., Roos E.M., Olesen J.L., Rasmussen S. **Care-seeking behaviour of adolescents with knee pain: a population-based study among 504 adolescents.** *BMC Musculoskeletal Disorders*, 2013;14:225. (504 adolescenti danesi di 15-19 anni con dolore al ginocchio almeno mensile, 72% ragazze; durata mediana del dolore 24 mesi; 68,3% con esordio insidioso senza trauma) [doi:10.1186/1471-2474-14-225](https://doi.org/10.1186/1471-2474-14-225)
- Micheli L.J., Wood R. **Back pain in young athletes. Significant differences from adults in causes and patterns.** *Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine*, 1995;149(1):15-18. (100 adolescenti di 12-18 anni contro 100 adulti; spondilolisi 47% contro 5%, stiramento muscolo-tendineo 6% contro 27%. Studio retrospettivo su cliniche specialistiche: popolazione **selezionata**) [doi:10.1001/archpedi.1995.02170130017004](https://doi.org/10.1001/archpedi.1995.02170130017004)
- Johansson H., Norlander K., Hedenström H., Janson C., Nordang L., Nordvall L., Emtner M. **Exercise-induced dyspnea is a problem among the general adolescent population.** *Respiratory Medicine*, 2014;108(6):852-858. (**studio trasversale di popolazione**, 2.309 adolescenti svedesi di 12-13 anni; dispnea da sforzo riferita dal 14%, sesso femminile associato in modo indipendente; 61% di chi la riferisce senza diagnosi di asma) [doi:10.1016/j.rmed.2014.03.010](https://doi.org/10.1016/j.rmed.2014.03.010)

*Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce parere medico.*
