Nelle giovani atlete il picco di velocità di crescita arriva in media intorno agli 11,2 anni, ma con una variabilità enorme: in una squadra di tredicenni convivono corpi a stadi di maturazione diversi di anni. Nel frattempo l'osso si mineralizza circa sei mesi dopo che si è allungato. Cosa dicono davvero i dati — e perché sulle ragazze l'evidenza che lega la crescita agli infortuni è ancora limitata.
In media intorno agli 11-12 anni, ma l'intervallo individuale è amplissimo. Una meta-analisi longitudinale di 14 studi e 21 campioni di giovani atlete stima l'età media al picco di velocità di crescita a 11,18 anni, con un intervallo di credibilità al 90% che va da 8,62 a 12,94 anni (Lima et al., 2024). Nello studio longitudinale di Cracovia le medie per le ragazze andavano da 11,7 anni negli sport di squadra a 12,5 negli sport individuali, contro 11,9 nelle non-atlete — ma su campioni molto piccoli (6-22 ragazze per gruppo), quindi da leggere come indicazione, non come norma (Kozieł et al., 2024). Il punto pratico: l'età sulla carta d'identità non dice a che punto è la crescita.
Nelle ragazze, oggi, non è dimostrato. Una revisione sistematica del 2026 su 31 studi (10 sugli infortuni, 21 sui fattori di rischio) conclude che «l'evidenza a sostegno di un'associazione tra infortunio e maturazione era limitata», mentre esiste un'evidenza moderata che lo stato di maturazione si associ a fattori di rischio del ginocchio, soprattutto nella biomeccanica di salto e atterraggio (Zoellner e Whatman, 2026). I dati più netti su crescita rapida e infortuni vengono da accademie di calcio maschili: lì crescere più di 7,2 cm all'anno si associa a un'incidenza di infortuni fino a 2,38 volte maggiore, e il periodo attorno al picco è quello con il carico di giorni persi più alto (Monasterio et al., 2024). Sono dati su maschi: indicano dove guardare, non cosa aspettarsi nelle ragazze.
È un'ipotesi ragionevole ma non confermata, e nelle ragazze quasi non è stata studiata. Una revisione sistematica di 33 studi ha trovato che diversi meccanismi sensomotori non sono ancora maturi in adolescenza, ipotizzando una fase di maggiore «goffaggine» (Quatman-Yates et al., 2012). Una revisione narrativa del 2025 è più prudente: alcuni studi osservano un calo delle capacità sensomotorie durante lo scatto di crescita, altri un miglioramento continuo o una variabilità altissima; sprint e salto tendono anzi a migliorare, e «pochi studi hanno analizzato questi cambiamenti nelle ragazze adolescenti» (Borato et al., 2025). Conseguenza pratica: non etichettare una ragazza come «impacciata» in base a una fase che potrebbe non esistere come la immaginiamo.
Misurando l'altezza a intervalli regolari e guardando la velocità, non il valore. Bastano un metro a muro fisso e una misurazione ogni 3 mesi, sempre nelle stesse condizioni: quello che interessa è quanti centimetri in quanto tempo. Esistono equazioni che stimano la distanza dal picco di crescita a partire da età, statura e altezza da seduti (Moore et al., 2015), ma restano stime con margini d'errore ampi: servono a programmare, non a etichettare. In una società sportiva non servono radiografie del polso né valutazioni dello stadio puberale: sono atti clinici, non strumenti da palestra, e trattarli come tali protegge la privacy delle ragazze.
Perché la mineralizzazione arriva dopo l'allungamento. Nello studio longitudinale dell'Università del Saskatchewan, condotto su 53 ragazze e 60 ragazzi seguiti per sei anni, il picco di accumulo di minerale osseo si colloca circa sei mesi dopo il picco di velocità di crescita staturale (Bailey et al., 1999). Nell'intervallo tra i due, l'osso è già più lungo ma non ancora altrettanto denso. È una finestra fisiologica normale, non una patologia — ma è una buona ragione per non aumentare volume e intensità proprio in quel periodo, e per prendere sul serio un dolore osseo localizzato che non passa.
Quattro cose, tutte a costo quasi zero. 1) Misurare l'altezza ogni 3 mesi e tenerne traccia, per accorgersi di chi sta crescendo in fretta. 2) Non aumentare volume e intensità nel trimestre in cui un'atleta è cresciuta molto: si tiene il carico stabile e si lavora su tecnica e controllo. 3) Mantenere il riscaldamento neuromuscolare — 20 minuti, due volte a settimana — che nelle atlete di 13-19 anni riduce di circa il 60% il rischio di rottura del crociato (Petushek et al., 2019). 4) Cambiare il linguaggio: «il tuo corpo sta cambiando e stiamo adattando il lavoro» invece di «ultimamente sei imprecisa».