# Tornare a giocare dopo un infortunio: il ginocchio guarisce prima della testa

> Dopo una ricostruzione del crociato l'81% torna a fare sport, ma solo il 55% torna a livello competitivo — e chi non torna, spesso, ha un ginocchio che funziona. La prontezza psicologica si misura, predice il rientro e, negli under 20, è associata al rischio di un secondo infortunio. Cosa dicono i numeri sul calendario, sui criteri e sulle ragazze, e cosa può dire davvero chi allena il giorno del rientro.

**Risposta in breve:** Perché il tessuto guarisce prima della fiducia: dopo la ricostruzione del crociato l'81% torna a fare sport, ma solo il 55% torna a livello competitivo, e tra chi non rientra la paura di rifarsi male è una delle ragioni più frequenti (Ardern et al., 2014, meta-analisi su 7.556 partecipanti in prevalenza adulti).

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- Pubblicato: 2026-08-16
- Aggiornato: 2026-08-16
- Autore: Sajid Hossain
- Editore: BAB — Breaking All Barriers (https://www.babsport.com/)
- Tag: ritorno-al-gioco, prontezza-psicologica, crociato, secondo-infortunio, prevenzione
- Come citare: BAB — Breaking All Barriers, «Tornare a giocare dopo un infortunio: il ginocchio guarisce prima della testa», https://www.babsport.com/blog/ritorno-allo-sport-dopo-infortunio
- Nota: contenuto educativo, non parere medico. Ogni affermazione di salute è ancorata a una fonte elencata in «Fonti»; quando uno studio è condotto su adulti, il testo lo dichiara.

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C'è un momento, nel percorso di un'atleta infortunata, che non compare in nessuna cartella clinica: quello in cui il ginocchio è guarito, i controlli sono a posto, il fisioterapista ha finito il suo lavoro — e lei, in campo, non si fida. Non è una sfumatura sentimentale. È la parte del recupero con i numeri peggiori.

> **In breve**
> - Dopo una ricostruzione del crociato l'**81%** torna a fare sport, il **65%** al livello di prima, il **55%** a competere (Ardern et al., 2014; campione in prevalenza **adulto**).
> - La **paura di rifarsi male** resta prominente proprio nel momento del rientro, e può impedirlo del tutto (Ardern et al., 2013).
> - La prontezza psicologica si **misura** (scala ACL-RSI) e, negli **under 20**, punteggi più bassi a 12 mesi sono associati a un secondo infortunio (McPherson et al., 2019).
> - Rinviare il rientro **fino al nono mese** riduceva il tasso di reinfortunio del 51% per ogni mese; dopo i 9 mesi nessuna riduzione ulteriore (Grindem et al., 2016).
> - Tra chi ha **meno di 25 anni** e torna allo sport, il tasso di secondo infortunio al crociato è del **23%** (Wiggins et al., 2016).
> - Il rientro è una **decisione condivisa** e a tappe, non un semaforo verde acceso da una persona sola (Ardern et al., 2016).

## Quante atlete tornano davvero al livello di prima?

**Circa quattro su cinque tornano a fare sport, ma solo poco più della metà torna a competere.** Il divario non si apre durante la riabilitazione: si apre dopo, quando il corpo è tecnicamente a posto.

La stima più citata viene da una revisione sistematica con meta-analisi su **69 studi e 7.556 partecipanti** operati di ricostruzione del legamento crociato anteriore: l'**81%** è tornato a fare sport in qualche forma, il **65%** al livello che aveva prima dell'infortunio, il **55%** a livello competitivo ([Ardern et al., 2014](https://doi.org/10.1136/bjsports-2013-093398)).

Una precisazione che va fatta subito, perché cambia come si legge il numero: quel campione è **in prevalenza adulto**. Non è una prevalenza misurata sulle quindicenni, e non va spacciata per tale. Ciò che resta valido è la forma del fenomeno — tra «può giocare» e «gioca come prima» c'è uno spazio largo, e quello spazio non è fatto di tessuto.

## Perché chi è guarito non torna?

**Perché il rischio di rifarsi male è reale, e la paura che lo accompagna non guarisce con il legamento.** Una revisione sistematica sui fattori psicologici associati al rientro conclude che le risposte psicologiche positive si associano a una maggiore probabilità di tornare allo sport dopo un infortunio, e che la paura resta prominente proprio al momento del rientro, al punto da impedirlo ([Ardern et al., 2013](https://doi.org/10.1136/bjsports-2012-091203)).

Vale la pena dirlo con chiarezza a chi allena e a chi è genitore: **quella paura non è irrazionale**. Come si vede più avanti, il rischio di un secondo infortunio in una giovane atleta che rientra è tutt'altro che trascurabile. Il compito degli adulti non è convincere una ragazza che non c'è nulla da temere — è ridurre il rischio davvero, e nel frattempo non lasciarla sola a gestirlo.

È lo stesso meccanismo che abbiamo raccontato parlando di [come il dolore cambia in adolescenza](/blog/dolore-in-puberta-neuroscienza): un segnale che viene liquidato come «testa» è quasi sempre un segnale che nessuno ha ancora misurato.

## Si può misurare la prontezza psicologica?

**Sì, e si fa con una scala validata: l'ACL-RSI.** Misura tre dimensioni — le emozioni legate al rientro, la fiducia nella propria prestazione e la valutazione soggettiva del rischio di rifarsi male.

Due risultati la rendono più di un questionario di cortesia:

- In una coorte di atleti operati di crociato, il punteggio **prima dell'intervento** e quello **a 4 mesi** erano predittivi del ritorno al livello pre-infortunio a 12 mesi ([Ardern et al., 2013](https://doi.org/10.1177/0363546513489284)).
- In uno studio su **329 pazienti** tornati allo sport dopo la ricostruzione, 52 (16%) hanno subito un secondo infortunio al crociato. Tra gli **under 20**, chi si è infortunato di nuovo aveva a 12 mesi una prontezza psicologica significativamente più bassa: **60,8 contro 71,5 punti** (p = 0,02). Nei pazienti più grandi la differenza non compariva ([McPherson et al., 2019](https://doi.org/10.1177/0363546518825258)).

Come si legge questo dato, e come **non** si legge. È un'associazione osservata in una coorte, non la dimostrazione che alzare un punteggio abbassi il rischio; e non è uno strumento con cui un allenatore può decidere chi gioca. È un'informazione in più che un professionista sanitario mette accanto alle altre — forza, simmetria, test funzionali — quando la domanda «è pronta?» arriva davvero.

## Quando si torna: il calendario o i criteri?

**Entrambi, in quest'ordine: prima il tempo minimo, poi i criteri — e i criteri non sono opzionali.**

Nella coorte prospettica Delaware-Oslo, **106 pazienti** operati di crociato e praticanti sport di pivot sono stati seguiti per due anni:

- chi tornava agli sport di **livello I** aveva un tasso di reinfortunio **4,32 volte** più alto di chi non ci tornava (p = 0,048);
- il tasso di reinfortunio si riduceva del **51% per ogni mese** di rientro rinviato **fino al nono mese** dopo l'intervento; oltre i 9 mesi non si osservava alcuna ulteriore riduzione;
- il **38,2%** di chi non superava i criteri di ritorno allo sport si è reinfortunato, contro il **5,6%** di chi li superava — una differenza ampia che però, in questo studio, **non raggiungeva la significatività statistica** (HR 0,16; p = 0,075);
- una **simmetria migliore della forza del quadricipite** prima del rientro riduceva significativamente il tasso di reinfortunio ([Grindem et al., 2016](https://doi.org/10.1136/bjsports-2016-096031)).

Sul peso dei criteri esiste anche un dato più netto, che però va citato con la sua popolazione attaccata: in **158 atleti professionisti maschi adulti**, non soddisfare sei criteri di dimissione prima del rientro era associato a un rischio **quadruplo** di rottura del trapianto. Nello stesso gruppo 26 atleti (16,5%) hanno rotto il crociato in media **105 giorni** dopo il rientro ([Kyritsis et al., 2016](https://doi.org/10.1136/bjsports-2015-095908)). Il principio — si rientra su prove superate, non su giorni trascorsi — regge; la stima numerica non si trasferisce a una sedicenne.

C'è un errore che questi dati rendono evidente: **usare la data dell'intervento come data del rientro**. Il tempo serve al tessuto, i test servono alla decisione. Nessuno dei due, da solo, basta.

## Quanto è alto il rischio di un secondo infortunio nelle giovani atlete?

**Alto abbastanza da giustificare cautela, e più alto proprio nella fascia d'età di cui ci occupiamo.**

Una meta-analisi sul rischio di secondo infortunio riporta un tasso complessivo del **15%** (7% sullo stesso ginocchio, 8% sul controlaterale), che sale al **21%** nei pazienti sotto i 25 anni, al 20% in chi torna allo sport, e al **23%** quando le due condizioni si sommano — cioè **quasi una su quattro** tra chi ha meno di 25 anni e rientra ([Wiggins et al., 2016](https://doi.org/10.1177/0363546515621554)).

Il dato più vicino alle nostre atlete viene da una coorte prospettica su **78 atleti operati con età media 17,1 anni**, seguiti per 24 mesi dopo il rientro:

- il **29,5%** ha subito un secondo infortunio al crociato entro due anni: **20,5%** al ginocchio opposto, **9,0%** sul ginocchio operato;
- il tasso complessivo era quasi **6 volte** quello dei coetanei mai infortunati (IRR 5,71; IC 95% 2,0-22,7);
- per le **ragazze** operate, il tasso era **4,51 volte** quello delle coetanee mai infortunate (IC 95% 1,5-18,2);
- il ginocchio più esposto nelle ragazze risultava il **controlaterale** (23,7% contro il 10,5% dei maschi), ma su questo punto gli autori parlano esplicitamente di **tendenza non significativa** (p = 0,18) ([Paterno et al., 2014](https://doi.org/10.1177/0363546514530088)).

Due avvertenze oneste. Il campione è piccolo, quindi questi numeri vanno letti come ordine di grandezza e non come la probabilità personale di una singola atleta. E la conseguenza pratica non è smettere: è che il [lavoro neuromuscolare che previene il primo infortunio](/blog/crociato-giovani-atlete) non va archiviato dopo la riabilitazione — è esattamente ciò che continua a servire, e riguarda **due** ginocchia, non uno.

## Cosa dice il consenso internazionale sul rientro

Il documento di riferimento è il consensus di **Berna 2016**, e contiene due idee che cambiano il modo di parlarne ([Ardern et al., 2016](https://doi.org/10.1136/bjsports-2016-096278)).

La prima: il ritorno allo sport non è un interruttore, è un **continuum a tre tappe**.

| Tappa | Che cosa significa |
| --- | --- |
| Ritorno alla partecipazione | L'atleta si allena, ma non è ancora pronta a competere |
| Ritorno allo sport | È tornata al proprio sport, non necessariamente al livello desiderato |
| Ritorno alla performance | È tornata al proprio livello o oltre |

La seconda: la decisione è **condivisa** tra atleta, staff sanitario e chi allena, e tiene insieme lo stato dei tessuti, il rischio del gesto sportivo e il contesto — non è il verdetto di una persona sola.

Una nota di trasparenza sulle prove: gran parte dei numeri di questo articolo riguarda il **crociato**, semplicemente perché è l'infortunio più studiato. Per una caviglia, una spalla o una lombalgia i valori assoluti sono diversi e spesso non ci sono; il principio — tappe verificate, criteri prima del calendario, decisione condivisa — è invece trasversale. Per la [distorsione di caviglia](/blog/distorsione-caviglia-giovani-atlete) e per il [mal di schiena](/blog/mal-di-schiena-giovani-atlete) abbiamo raccontato che cosa si sa, e dove le prove si fermano.

## Cosa può fare chi sta intorno all'atleta

Nessuna di queste cose richiede una competenza clinica, e tutte riducono la distanza tra le tre tappe.

- **Chi allena**: dire prima della seduta che cosa succederà oggi («solo lavoro con la palla, niente contrasti»), togliere il paragone con il «prima», non chiedere una dimostrazione al primo allenamento. E ricordare che [le parole dette a bordo campo restano addosso](/blog/parole-allenatore-salute-atlete) molto più a lungo del referto.
- **La famiglia**: separare la domanda «come va il ginocchio» dalla domanda «come stai». Sono due recuperi, e vanno avanti a velocità diverse.
- **La società**: non trattare il rientro come una questione privata tra l'atleta e il suo fisioterapista. Chi gestisce il carico in campo è parte della decisione.
- **L'atleta**: poter dire «oggi non me la sento di fare i cambi di direzione» senza che diventi un caso. È un'informazione utile allo staff, non una resa.

E una cosa da **non** fare, per tutti: usare il rientro come prova di carattere. Il coraggio non è un criterio di dimissione.

## Il ruolo di BAB

BAB non decide chi può rientrare e non sostituisce nessun professionista. Aiuta l'atleta a osservare in privato i propri segnali — energia, dolore, sonno, fiducia — nel periodo in cui tutti guardano solo il ginocchio, e a portarli, se vuole, a chi la sta seguendo. Alle società restituisce **solo segnali aggregati e anonimi**. Perché nel mese in cui una ragazza decide se tornare davvero, l'informazione più utile spesso non è in una risonanza.

## Domande frequenti

### Quante atlete tornano davvero al livello di prima dopo un infortunio grave?

Meno di quante ci si aspetti, e il divario è tutto dopo la guarigione. Una revisione sistematica con meta-analisi su 69 studi e 7.556 partecipanti operati di ricostruzione del crociato riporta che l'81% torna a fare sport in qualche forma, il 65% torna al livello che aveva prima e il 55% torna a competere (Ardern et al., 2014). Una precisazione doverosa: il campione di quella meta-analisi è in prevalenza adulto, quindi il numero non è una stima misurata sulle quindicenni. Il punto che ne resta valido è la forma della curva: tra «può giocare» e «gioca come prima» c'è uno spazio ampio, e non è fatto di tessuto.

### Perché si ha paura di rifarsi male anche quando il ginocchio è guarito?

Perché la paura è una risposta ragionevole a un rischio che esiste davvero, e non sparisce da sola quando i controlli medici vanno bene. Una revisione sistematica sui fattori psicologici del rientro conclude che le risposte psicologiche positive si associano a una maggiore probabilità di tornare allo sport, e che la paura resta prominente proprio nel momento del rientro, fino a impedirlo del tutto (Ardern et al., 2013). Non è fragilità né scarsa motivazione: è la parte del recupero di cui quasi nessuno parla, e l'unica su cui l'ambiente attorno all'atleta può incidere subito.

### Si può misurare se un'atleta è pronta anche con la testa?

Esiste uno strumento, si chiama ACL-RSI, e misura tre cose: emozioni, fiducia nella prestazione e valutazione del rischio di rifarsi male. In uno studio su atleti operati di crociato, il punteggio prima dell'intervento e quello a 4 mesi erano predittivi del ritorno al livello pre-infortunio a un anno (Ardern et al., 2013). In una coorte successiva di 329 pazienti tornati allo sport, tra gli under 20 chi ha poi subito un secondo infortunio aveva a 12 mesi una prontezza psicologica significativamente più bassa (60,8 contro 71,5 punti; p = 0,02) (McPherson et al., 2019). Attenzione a come si legge: è un'associazione osservata, non un test che decide chi può giocare, e va usato da un professionista dentro una valutazione complessiva.

### Dopo quanti mesi si può tornare a giocare?

Il tempo conta, ma da solo non è un criterio. Nella coorte prospettica Delaware-Oslo su 106 pazienti operati di crociato, il tasso di reinfortunio si riduceva del 51% per ogni mese di rientro rinviato fino al nono mese dopo l'intervento, e oltre i 9 mesi non si osservava alcuna ulteriore riduzione del rischio (Grindem et al., 2016). Nello stesso studio chi rientrava negli sport di livello I aveva un tasso di reinfortunio 4,32 volte più alto di chi non ci tornava. Il calendario, insomma, dice quando è ragionevole iniziare a valutare — non che si è pronte. La decisione è clinica e va condivisa con chi ha in cura l'atleta.

### Quanto è alto il rischio di rifarsi male in una ragazza di 15-17 anni?

Più alto che in un'atleta adulta, ed è la ragione per cui questa fascia d'età merita cautela in più. Una meta-analisi riporta un tasso di secondo infortunio del 15% complessivo, che sale al 21% sotto i 25 anni e al 23% tra chi ha meno di 25 anni ed è tornata allo sport (Wiggins et al., 2016). In una coorte prospettica su 78 atleti operati con età media 17,1 anni, il 29,5% ha subito un secondo infortunio al crociato entro 24 mesi dal rientro: 20,5% al ginocchio opposto e 9,0% sul ginocchio operato. Per le ragazze il tasso era 4,51 volte quello delle coetanee mai infortunate, e il ginocchio più esposto risultava quello controlaterale (Paterno et al., 2014). Sono numeri su campioni piccoli e vanno letti come ordine di grandezza, non come una probabilità personale.

### Cosa può dire chi allena a un'atleta che rientra?

Poche frasi, e nessuna che metta sotto esame. Tre cose funzionano quasi sempre: dire in anticipo cosa succederà oggi («oggi solo lavoro con la palla, niente contrasti»), togliere il paragone con il «prima» e non chiedere all'atleta di dimostrare qualcosa nella prima seduta. Il consenso internazionale di Berna descrive il rientro come un continuum a tre tappe — tornare a partecipare, tornare al proprio sport, tornare al proprio livello — e come una decisione condivisa tra atleta, staff e clinici, non come un semaforo verde acceso da una persona sola (Ardern et al., 2016). Ridurre la distanza tra quelle tre tappe è esattamente il lavoro di chi allena.

### Che differenza c'è tra tornare ad allenarsi e tornare a giocare?

Sono due tappe diverse di uno stesso percorso, e confonderle è uno degli errori più comuni. Il consenso di Berna del 2016 distingue il ritorno alla partecipazione (l'atleta si allena, ma non è ancora pronta a competere), il ritorno allo sport (è tornata al proprio sport, non necessariamente al livello desiderato) e il ritorno alla performance (è tornata al proprio livello o oltre) (Ardern et al., 2016). Dirlo ad alta voce cambia le aspettative di tutti: una ragazza che si allena con la squadra non sta «tornando lenta», sta stando esattamente dove il percorso la colloca.

### Il rientro dopo una commozione cerebrale segue le stesse regole?

No, ha un protocollo suo e più rigido, e non va confuso con il rientro dopo un infortunio articolare. Dopo una commozione cerebrale il consenso internazionale di Amsterdam 2022 prevede 24-48 ore di riposo relativo, quattro tappe di ritorno a scuola e sei tappe di ritorno allo sport di almeno 24 ore ciascuna, con il rientro scolastico completo prima di quello sportivo senza restrizioni e l'autorizzazione finale affidata a un professionista sanitario (Patricios et al., 2023). Il principio comune ai due percorsi è uno solo: si procede per tappe verificate, non per giorni sul calendario.

### Superare i test fisici basta per rientrare in sicurezza?

Aiuta molto, ma non azzera il rischio, e i dati vanno riportati per intero. Nella coorte Delaware-Oslo il 38,2% di chi non superava i criteri di ritorno allo sport ha subito un reinfortunio contro il 5,6% di chi li superava: una differenza grande, che però nello studio non raggiungeva la significatività statistica (HR 0,16; p = 0,075) (Grindem et al., 2016). In uno studio su 158 atleti professionisti maschi adulti, non soddisfare sei criteri di dimissione prima del rientro era associato a un rischio quadruplo di rottura del trapianto; 26 atleti su 158 (16,5%) si sono rotti il crociato in media 105 giorni dopo il rientro, criteri superati compresi (Kyritsis et al., 2016). Quel campione è maschile, adulto e professionistico: il principio dei criteri regge, la stima numerica non si trasferisce a un'atleta di 16 anni.

## Fonti

- Ardern C.L., Taylor N.F., Feller J.A., Webster K.E. **Fifty-five per cent return to competitive sport following anterior cruciate ligament reconstruction surgery: an updated systematic review and meta-analysis including aspects of physical functioning and contextual factors.** *British Journal of Sports Medicine*, 2014;48(21):1543-1552. (69 studi, 7.556 partecipanti; 81% ritorno a qualsiasi sport, 65% al livello pre-infortunio, 55% al livello competitivo; campione **in prevalenza adulto**) [doi:10.1136/bjsports-2013-093398](https://doi.org/10.1136/bjsports-2013-093398)
- Ardern C.L., Taylor N.F., Feller J.A., Webster K.E. **A systematic review of the psychological factors associated with returning to sport following injury.** *British Journal of Sports Medicine*, 2013;47(17):1120-1126. (revisione sistematica; le risposte psicologiche positive si associano al rientro, la paura resta prominente al momento del ritorno) [doi:10.1136/bjsports-2012-091203](https://doi.org/10.1136/bjsports-2012-091203)
- Ardern C.L., Taylor N.F., Feller J.A., Whitehead T.S., Webster K.E. **Psychological responses matter in returning to preinjury level of sport after anterior cruciate ligament reconstruction surgery.** *The American Journal of Sports Medicine*, 2013;41(7):1549-1558. (i punteggi ACL-RSI preoperatorio e a 4 mesi predicono il ritorno al livello pre-infortunio a 12 mesi) [doi:10.1177/0363546513489284](https://doi.org/10.1177/0363546513489284)
- McPherson A.L., Feller J.A., Hewett T.E., Webster K.E. **Psychological Readiness to Return to Sport Is Associated With Second Anterior Cruciate Ligament Injuries.** *The American Journal of Sports Medicine*, 2019;47(4):857-862. (studio di coorte, livello di evidenza 2; 329 pazienti tornati allo sport, 52 secondi infortuni; negli **under 20** 60,8 contro 71,5 punti ACL-RSI a 12 mesi, p = 0,02) [doi:10.1177/0363546518825258](https://doi.org/10.1177/0363546518825258)
- Grindem H., Snyder-Mackler L., Moksnes H., Engebretsen L., Risberg M.A. **Simple decision rules can reduce reinjury risk by 84% after ACL reconstruction: the Delaware-Oslo ACL cohort study.** *British Journal of Sports Medicine*, 2016;50(13):804-808. (coorte prospettica di 106 pazienti; rientro a sport di livello I 4,32 volte il tasso di reinfortunio; −51% per ogni mese di rinvio fino a 9 mesi; 38,2% contro 5,6% tra chi non supera e chi supera i criteri, **HR 0,16; p = 0,075, non significativo**) [doi:10.1136/bjsports-2016-096031](https://doi.org/10.1136/bjsports-2016-096031)
- Kyritsis P., Bahr R., Landreau P., Miladi R., Witvrouw E. **Likelihood of ACL graft rupture: not meeting six clinical discharge criteria before return to sport is associated with a four times greater risk of rupture.** *British Journal of Sports Medicine*, 2016;50(15):946-951. (158 atleti **professionisti maschi adulti**; 26 rotture del trapianto, 16,5%, in media 105 giorni dopo il rientro) [doi:10.1136/bjsports-2015-095908](https://doi.org/10.1136/bjsports-2015-095908)
- Wiggins A.J., Grandhi R.K., Schneider D.K., Stanfield D., Webster K.E., Myer G.D. **Risk of Secondary Injury in Younger Athletes After Anterior Cruciate Ligament Reconstruction: A Systematic Review and Meta-analysis.** *The American Journal of Sports Medicine*, 2016;44(7):1861-1876. (tasso complessivo 15%: 7% ipsilaterale, 8% controlaterale; 21% sotto i 25 anni; **23%** sotto i 25 anni e tornati allo sport) [doi:10.1177/0363546515621554](https://doi.org/10.1177/0363546515621554)
- Paterno M.V., Rauh M.J., Schmitt L.C., Ford K.R., Hewett T.E. **Incidence of Second ACL Injuries 2 Years After Primary ACL Reconstruction and Return to Sport.** *The American Journal of Sports Medicine*, 2014;42(7):1567-1573. (78 atleti operati, **età media 17,1 anni**, e 47 controlli; 29,5% di secondi infortuni entro 24 mesi; nelle ragazze IRR 4,51 rispetto alle controlli; maggior rischio controlaterale riportato come **tendenza non significativa**, p = 0,18) [doi:10.1177/0363546514530088](https://doi.org/10.1177/0363546514530088)
- Ardern C.L., Glasgow P., Schneiders A., et al. **2016 Consensus statement on return to sport from the First World Congress in Sports Physical Therapy, Bern.** *British Journal of Sports Medicine*, 2016;50(14):853-864. (documento di consenso di 17 clinici esperti; continuum in tre tappe e decisione condivisa) [doi:10.1136/bjsports-2016-096278](https://doi.org/10.1136/bjsports-2016-096278)
- Patricios J.S., et al. **Consensus statement on concussion in sport: the 6th International Conference on Concussion in Sport, Amsterdam, October 2022.** *British Journal of Sports Medicine*, 2023;57(11):695-711. [doi:10.1136/bjsports-2023-106898](https://doi.org/10.1136/bjsports-2023-106898)

*Questo articolo ha finalità informative e non costituisce parere medico. La decisione sul rientro dopo un infortunio spetta all'atleta insieme ai professionisti sanitari che la seguono.*
