Fratture da stress nelle giovani atlete: perché l'osso si costruisce adesso

Nelle scuole superiori americane le ragazze subiscono fratture da stress 1,75 volte più spesso dei coetanei maschi, e sono il 63% di tutti i casi. Non è sfortuna: è un osso che si sta ancora costruendo, in una finestra che si chiude verso i 18 anni. Cosa dicono i dati, quali segnali guardare e cosa costruisce osso davvero.

Le ragazze subiscono più fratture da stress dei ragazzi?

Sì, e il divario è misurato. Nella sorveglianza degli infortuni delle scuole superiori statunitensi (389 fratture da stress su 51.773 infortuni complessivi, stagioni 2005-2006 → 2012-2013), negli sport confrontabili tra i due sessi le ragazze hanno subito 2,22 fratture da stress ogni 100.000 esposizioni contro 1,27 dei ragazzi: un rapporto di 1,75 (IC 95% 1,38-2,23). Le ragazze rappresentavano il 63,3% di tutte le fratture da stress registrate (Changstrom et al., 2015). I tassi più alti erano nella corsa campestre femminile (10,62 per 100.000 esposizioni) e nella ginnastica femminile (7,43).

Come si riconosce una frattura da stress in un'atleta adolescente?

Il segno tipico è un dolore localizzato in un punto preciso dell'osso, che compare durante il carico, migliora con il riposo e nel tempo si presenta sempre prima nell'allenamento — fino a comparire anche camminando. Non è il dolore diffuso del muscolo indolenzito: si può spesso indicare con un dito. Nei giovani atleti le sedi più frequenti sono la gamba (40,3%), il piede (34,9%) e la zona lombare o pelvica (15,2%) (Changstrom et al., 2015). Non è un dolore da «gestire finché passa»: va portato a un medico, perché la diagnosi è clinica e per immagini, non a occhio. Le recidive nei giovani atleti arrivano fino al 21% (Beck e Drysdale, 2021).

Perché gli anni tra i 12 e i 18 contano tanto per le ossa?

Perché è la finestra in cui l'osso viene depositato. In uno studio longitudinale sull'accumulo di minerale osseo dagli 8 ai 30 anni, il contenuto minerale osseo totale raggiunge un plateau in media 6 anni dopo il picco di velocità di crescita staturale — che nelle ragazze corrisponde grosso modo ai 18 anni (Baxter-Jones et al., 2011). Dopo, il margine di manovra si riduce molto. La revisione sistematica della National Osteoporosis Foundation stima che i fattori di stile di vita (attività fisica, alimentazione, calcio, vitamina D) influenzino il 20-40% della massa ossea di picco dell'adulto: la parte restante è genetica (Weaver et al., 2016). È una quota che si gioca quasi tutta in adolescenza.

Allenarsi tanto fa bene o male alle ossa?

Dipende da cosa c'è nel piatto. Il carico a impatto costruisce osso: in uno studio controllato randomizzato su 99 adolescenti di 13,8 anni di media, 10 minuti di salti al posto del riscaldamento di educazione fisica, due volte a settimana per 8 mesi, hanno prodotto nelle ragazze un aumento del contenuto minerale osseo del collo del femore del 13,9% contro il 4,9% dei controlli (Weeks et al., 2008). Ma lo stesso carico, senza energia sufficiente, diventa un fattore di rischio: in uno studio prospettico multicentrico su 259 ragazze e giovani donne attive (età media 18,1 anni), chi aveva bassa densità ossea e si allenava ≥12 ore a settimana ha sviluppato una lesione ossea da stress nel 29,7% dei casi, e chi sommava ≥12 ore, uno sport «di magrezza» e restrizione alimentare nel 46,2% (Barrack et al., 2014). Il carico non è il problema: il carico senza carburante lo è.

Quali sono i segnali d'allarme da non ignorare?

Quattro, e nessuno richiede competenze mediche per essere notato: un dolore osseo puntiforme che ritorna sempre nello stesso punto e sempre prima nella seduta; un ciclo mestruale che si dirada o scompare; un calo di peso o una restrizione alimentare in corso; una storia di fratture da stress precedenti. Nelle atlete adolescenti la combinazione conta più del singolo elemento: all'aumentare dei fattori di rischio legati alla triade dell'atleta l'incidenza di lesioni ossee da stress cresce in modo netto (Barrack et al., 2014). E in uno studio prospettico su 748 corridori di scuola superiore, tra le ragazze un indice di massa corporea basso, un menarca tardivo e una precedente pratica di ginnastica o danza erano associati alle fratture da stress (Tenforde et al., 2013). Nessuno di questi segnali è una diagnosi: sono motivi per parlarne con un medico dello sport o con il pediatra.