Dolore all'inguine a 14 anni: perché quasi mai è «uno stiramento»
Nel corpo che cresce il punto debole dell'inguine non è il ventre muscolare ma l'apofisi, il nucleo di accrescimento su cui il tendine si attacca: nelle serie di avulsioni pelviche l'età media va da 13,6 a 16,8 anni e le sedi più colpite sono spina iliaca antero-superiore (37%), antero-inferiore (31%) e tuberosità ischiatica (14%) (Di Maria et al., 2022; campione all'82% maschile). È per questo che il modello «stiramento dell'adduttore» dell'adulta descrive male quello che succede a 14 anni.
Nelle calciatrici il dolore all'anca e all'inguine tocca il 60,7% in una stagione, ma solo l'11,1% dei casi fa saltare un allenamento: è l'infortunio che non entra in nessun registro perché nessuna si ferma. E nel corpo che cresce non si rompe dove si romperebbe in un'adulta: fra i 13 e i 17 anni l'anello debole non è il muscolo, è l'apofisi. I dati, i limiti dei dati, e i due segnali che non vanno aspettati.
C'è una regione del corpo in cui la medicina dello sport ha imparato quasi tutto studiando uomini adulti, e in cui quel sapere si adatta male proprio a chi ha 14 anni: l'inguine. Nelle calciatrici seguite per un'intera stagione i problemi di anca e inguine arrivano a toccare il 60,7% delle atlete, ma solo l'11,1% di quei problemi fa saltare anche solo un allenamento. È l'infortunio che non entra in nessun registro, perché praticamente nessuna si ferma.
E c'è una seconda differenza, meno intuitiva. In un corpo ancora in crescita, quando la catena si rompe non si rompe dove si romperebbe in un'adulta.
In breve
- Nelle avulsioni apofisarie del bacino l'età media dei campioni va da 13,6 a 16,8 anni: sedi più colpite spina iliaca antero-superiore 37%, antero-inferiore 31%, tuberosità ischiatica 14% (Di Maria et al., 2022; campione all'82% maschile).
- Su 105 giovani calciatori di 11-15 anni (47 ragazze), il 21,9% ha riferito dolore d'anca o inguine in una stagione; il sesso maschile risultava associato al dolore (OR 5,71) (Schoffl et al., 2021).
- Nelle calciatrici adulte di Super League svizzera la prevalenza stagionale è 60,7%, ma solo l'11,1% dei problemi porta a perdere tempo di allenamento (Reichmann et al., 2025).
- Nell'epifisiolisi della testa del femore il dolore è al ginocchio nel 26,2% dei casi e all'inguine nel 13,9%; il 49% ha più di una visita prima della diagnosi (Uvodich et al., 2019).
- Il programma di rinforzo degli adduttori che ha ridotto la prevalenza dal 21,3% al 13,5% è stato testato su uomini adulti semiprofessionisti (Harøy et al., 2019).
Quante giovani atlete hanno male all'inguine?
Una su cinque in una stagione, nell'unica popolazione di quell'età che sia stata misurata direttamente. Uno studio prospettico su 105 giovani calciatori d'élite di 11-15 anni — 58 maschi e 47 femmine, età media 12,7 anni, tutti nell'accademia di un club australiano — ha rilevato che 23 di loro (21,9%) hanno riferito almeno un episodio di dolore all'anca o all'inguine durante la stagione, e che il 18,1% aveva già avuto un episodio in passato (Schoffl et al., 2021).
Salendo di età e di livello, i numeri crescono molto. In una squadra della Super League femminile svizzera seguita per una stagione intera, la prevalenza media bisettimanale di problemi d'anca e inguine è risultata del 14,2% e quella stagionale del 60,7%: su 61 giocatrici, 37 hanno avuto almeno un problema, per un totale di 45 episodi (Reichmann et al., 2025). Sono atlete adulte, e il salto dal 21,9% delle ragazzine al 60,7% delle professioniste non descrive un peggioramento con l'età: descrive due popolazioni diverse, con carichi diversi e metodi di rilevazione diversi.
Il numero che vale la pena portarsi dietro non è quindi la prevalenza. È il rapporto tra chi ha male e chi si ferma.
Perché il dolore all'inguine non compare nella lista degli infortuni?
Perché i registri contano chi salta l'allenamento, e all'inguine quasi nessuna lo salta. Nella stessa stagione di Super League, dei 45 problemi d'anca e inguine registrati solo 5 — l'11,1% — hanno comportato una perdita di tempo, con un'incidenza time-loss di 0,5 ogni 1.000 ore di esposizione (Reichmann et al., 2025). Guardando solo gli infortuni "veri", cioè quelli che tolgono presenze, di questo capitolo resterebbe una riga.
Lo stesso schema si ripete a un livello completamente diverso. Su 383 calciatrici amatoriali olandesi di 35 squadre, la prevalenza di infortunio inguinale senza perdita di tempo era del 22% (IC 95% 18-26) contro il 7% (IC 95% 5-10) con perdita di tempo; il 21% riferiva dolore con prestazione normale e il 16% dolore con prestazione ridotta (Langhout e Tak, 2019). Anche qui: atlete adulte.
Due studi indipendenti, due contesti lontanissimi, la stessa conclusione. Il dolore all'inguine è per definizione il sintomo che si porta in campo. Ed è esattamente ciò che lo rende invisibile a chi programma i carichi.
Perché a 14 anni non è quasi mai «uno stiramento»?
Perché il punto più debole della catena non è il muscolo: è l'osso su cui il muscolo tira. Le apofisi sono i nuclei di accrescimento su cui si inseriscono i tendini; restano cartilaginei fino alla fusione, che intorno al bacino avviene in piena adolescenza. Finché quel punto è cartilagineo, in un gesto esplosivo cede prima lui del tendine.
Il risultato ha un nome: avulsione apofisaria. Una revisione di tipo scoping su 18 studi e 453 pazienti adolescenti ha trovato età medie comprese tra 13,6 e 16,8 anni, con questa distribuzione delle sedi (Di Maria et al., 2022):
| Sede | Quota |
|---|---|
| Spina iliaca antero-superiore | 37% |
| Spina iliaca antero-inferiore | 31% |
| Tuberosità ischiatica | 14% |
| Piccolo trocantere | 9% |
| Cresta iliaca | 8% |
| Angolo superiore della sinfisi pubica | 1% |
Un avvertimento che fa parte del dato: quel campione è composto per l'82% da maschi. Vale per tutta la letteratura su questo tema, ed è la ragione per cui questo articolo non può dire alle ragazze quanto spesso capiti a loro.
Qualche indicazione specifica però esiste. In una serie di 242 adolescenti con avulsione pelvica raccolta in 19 anni, il calcio era lo sport più frequente al momento dell'infortunio e la corsa o lo sprint il meccanismo più comune; i maschi erano circa il 67% dei casi e più grandi d'età alla presentazione, e la distribuzione delle sedi differiva per sesso: le femmine avevano più spesso avulsioni della cresta iliaca, i maschi della spina iliaca antero-inferiore (Moeller e Galasso, 2022).
Il punto pratico è uno solo: se il dolore è comparso di colpo, durante uno scatto, un calcio a vuoto o una spaccata, e il corpo è in piena crescita, «stiramento dell'adduttore» è l'ipotesi presa in prestito da un'atleta adulta. Non è la più probabile a quell'età.
Le ragazze hanno più dolore all'inguine dei ragazzi?
No — e vale la pena dirlo proprio qui, dove BAB potrebbe comodamente dire il contrario. Nello studio sugli 11-15enni, dei 23 giocatori con dolore in stagione 18 erano maschi e 5 femmine; nel modello multivariato il sesso maschile era associato al dolore con un odds ratio di 5,71 e un BMI più alto con un OR di 1,32 (Schoffl et al., 2021). È il contrario di quello che succede su crociato e caviglia, dove il rischio femminile è più alto.
Il limite va dichiarato con la stessa forza del risultato: un solo studio, una sola accademia, 105 partecipanti, un solo sport. Non è una legge di natura.
E soprattutto, la conclusione operativa non cambia di una virgola. Se una ragazza di 14 anni ha male all'inguine, la statistica non spiega il suo caso — semmai lo rende meno atteso, e quindi più facile da liquidare. È il meccanismo che questo sito incontra in ogni articolo: il sintomo che non rientra nel copione è quello che rischia di essere ascoltato meno.
Quali sono i due segnali che non vanno aspettati?
Il primo è il dolore comparso di colpo in un gesto esplosivo; il secondo è il dolore al ginocchio che non ha niente a che vedere con il ginocchio.
Sul secondo la letteratura è netta. Nell'epifisiolisi della testa del femore — lo scivolamento del nucleo di accrescimento della testa femorale rispetto al collo, tipico dell'età puberale — il dolore si presenta spesso lontano dall'anca. In uno studio prospettico su 107 pazienti (122 anche) operati tra il 2009 e il 2015, la sede del dolore era l'anca nel 57,4% dei casi, la coscia o la gamba nel 35,2%, il ginocchio nel 26,2%, l'inguine nel 13,9%; il 49% aveva avuto più di una visita prima della diagnosi, e le presentazioni meno tipiche erano associate a una durata dei sintomi significativamente più lunga (p=0,04) e a un numero maggiore di accessi (p=0,04) (Uvodich et al., 2019).
Due precisazioni doverose, perché il numero non basta: l'epifisiolisi è più frequente nei maschi e in presenza di peso corporeo elevato, e quello studio comprende entrambi i sessi. Non è quindi una condizione "delle atlete". Ma è il motivo per cui, in un corpo in crescita, un dolore al ginocchio senza trauma e senza gonfiore né dolorabilità locale è una buona ragione perché qualcuno guardi anche l'anca — e questa è una valutazione clinica, non un compito dell'allenatore.
Si può prevenire?
L'evidenza migliore riguarda gli adduttori, ma è stata prodotta su uomini adulti — e va detto prima di prometterla a una tredicenne. Uno studio randomizzato a cluster su 35 squadre norvegesi semiprofessionistiche (18 di intervento con 339 giocatori, 17 di controllo con 313) ha testato un programma centrato su un solo esercizio, l'adduzione di Copenhagen: la prevalenza media stagionale di problemi inguinali è risultata del 13,5% (IC 95% 12,3-14,7) nel gruppo intervento contro il 21,3% (IC 95% 20,0-22,6) nel controllo (Harøy et al., 2019). Il campione era interamente maschile e adulto.
Nella direzione opposta si muove il dato più vicino alle ragazze: nello studio sugli 11-15enni, la forza pre-stagione di adduttori e abduttori non ha predetto il dolore d'anca e inguine della stagione successiva, e nemmeno lo hanno fatto i punteggi del questionario HAGOS (Schoffl et al., 2021).
La sintesi onesta è questa: rinforzare gli adduttori è a basso rischio, coerente con quello che sappiamo sul carico progressivo nell'età della crescita, e ha una prova solida in una popolazione diversa da quella di cui parliamo. Non è una garanzia, e nessuno dovrebbe venderla come tale.
Cosa può fare chi allena, senza medicalizzare nulla?
Tre cose, e nessuna richiede competenze cliniche.
Chiedere invece di aspettare. Il dato che apre questo articolo — solo l'11,1% dei problemi d'anca e inguine porta a saltare qualcosa (Reichmann et al., 2025) — significa che il canale spontaneo non funziona: chi ha male continua a giocare, quindi non lo dice. Una domanda diretta nel giro di campo vale più di una porta aperta.
Distinguere il come è cominciato. Un dolore comparso gradualmente in settimane di scatti e cambi di direzione e un dolore comparso di colpo durante uno sprint sono due storie diverse: la seconda, in un corpo in crescita, è uno scenario da far vedere.
Non usare «pubalgia» come contenitore. L'accordo di Doha, siglato da 24 esperti di 14 Paesi, ha messo ordine nella terminologia distinguendo tre gruppi: le entità cliniche definite (dolore correlato agli adduttori, all'ileopsoas, alla regione inguinale e a quella pubica), il dolore correlato all'anca, e le altre cause (Weir et al., 2015). Nomi diversi significano percorsi diversi: chiamarle tutte allo stesso modo è il primo passo per trattarle tutte allo stesso modo, cioè male.
E una quarta, che vale per tutta la stagione: nelle settimane del picco di crescita le apofisi del bacino sono un cantiere aperto. Non è il periodo in cui aggiungere sprint massimali e nuovi carichi tutti insieme.
Fonti
- Schoffl J., Dooley K., Miller P., Miller J., Snodgrass S.J. Factors Associated with Hip and Groin Pain in Elite Youth Football Players: A Cohort Study. Sports Medicine - Open, 2021;7:97. (105 giovani calciatori d'élite di 11-15 anni, età media 12,7 ± 1,0; 58 maschi e 47 femmine; 23 giocatori — 21,9% — con almeno un episodio di dolore d'anca o inguine in stagione, 18 maschi e 5 femmine; storia precedente nel 18,1%; forza pre-stagione di adduttori e abduttori e punteggi HAGOS non predittivi; predittori nel modello: BMI OR 1,32 e sesso maschile OR 5,71; singolo club, singolo sport) doi:10.1186/s40798-021-00392-w
- Reichmann F., Stadelmann J.D., Mosler A.B., Maffiuletti N.A., Franceschini-Brunner R., Bizzini M. Epidemiology and intrinsic risk markers of hip and groin problems in Swiss Women's Super League football: a full-season prospective cohort study. Sports Medicine and Health Science, 2025. (61 calciatrici ADULTE di Super League; 45 problemi d'anca e inguine in 37 giocatrici; prevalenza media bisettimanale 14,2% e stagionale 60,7%; solo 5 problemi — 11,1% — con perdita di tempo; incidenza time-loss 0,5 per 1.000 ore; età come marker di rischio, OR 1,14 per anno) doi:10.1016/j.smhs.2025.04.005
- Langhout R.R.F.H., Tak I.J.R. Including performance level lowers prevalence of non-timeloss groin injury: a cross-sectional study in 383 female amateur football players. Physical Therapy in Sport, 2019. (383 calciatrici amatoriali olandesi ADULTE, 35 squadre, indagine trasversale via questionario; infortunio inguinale senza perdita di tempo 22%, IC 95% 18-26; con perdita di tempo 7%, IC 95% 5-10; dolore con prestazione normale 21%, con prestazione ridotta 16%) doi:10.1016/j.ptsp.2019.09.013
- Di Maria F., Testa G., Sammartino F., Sorrentino M., Petrantoni V., Pavone V. Treatment of avulsion fractures of the pelvis in adolescent athletes: a scoping literature review. Frontiers in Pediatrics, 2022;10:947463. (revisione di tipo scoping, 18 studi, 453 pazienti, 82% maschi e 18% femmine, età media dei campioni 13,6-16,8 anni; sedi: spina iliaca antero-superiore 37%, antero-inferiore 31%, tuberosità ischiatica 14%, piccolo trocantere 9%, cresta iliaca 8%, angolo superiore della sinfisi pubica 1%; ritorno al livello pre-infortunio 79% con trattamento conservativo e 95% con chirurgia — confronto non randomizzato, popolazioni non equivalenti; soglie di spostamento per l'indicazione chirurgica variabili tra 15 e 20 mm) doi:10.3389/fped.2022.947463
- Moeller J.L., Galasso L. Pelvic Region Avulsion Fractures in Adolescent Athletes: A Series of 242 Cases. Clinical Journal of Sport Medicine, 2022. (serie retrospettiva di 242 adolescenti raccolta in 19 anni; calcio sport più frequente al momento dell'infortunio, corsa/sprint meccanismo più comune; circa 67% maschi, più grandi d'età alla presentazione; differenza per sesso nella sede: femmine più spesso cresta iliaca, maschi più spesso spina iliaca antero-inferiore; gestione conservativa con via libera al ritorno allo sport in tutti i casi trattati così) doi:10.1097/JSM.0000000000000866
- Uvodich M., Schwend R., Stevanovic O., Wurster W., Leamon J., Hermanson A. Patterns of Pain in Adolescents with Slipped Capital Femoral Epiphysis. The Journal of Pediatrics, 2019. (studio prospettico su 107 pazienti, 122 anche operate tra 2009 e 2015, entrambi i sessi; sede del dolore: anca 57,4%, coscia/gamba 35,2%, ginocchio 26,2%, inguine 13,9%, postero-laterale 10,7%, zone combinate 39,3%; 49% con più di una visita prima della diagnosi; presentazioni meno tipiche associate a durata dei sintomi più lunga, p=0,04, e a più accessi, p=0,04) doi:10.1016/j.jpeds.2018.10.050
- Harøy J., Clarsen B., Wiger E.G., Øyen M.G., Serner A., Thorborg K., Hölmich P., Andersen T.E., Bahr R. The Adductor Strengthening Programme prevents groin problems among male football players: a cluster-randomised controlled trial. British Journal of Sports Medicine, 2019;53(3):150-157. (studio randomizzato a cluster su 35 squadre norvegesi semiprofessionistiche, campione interamente MASCHILE e ADULTO: 18 squadre di intervento con 339 giocatori, 17 di controllo con 313; prevalenza media stagionale di problemi inguinali 13,5%, IC 95% 12,3-14,7, contro 21,3%, IC 95% 20,0-22,6; programma basato su un unico esercizio, l'adduzione di Copenhagen) doi:10.1136/bjsports-2017-098937
- Weir A., Brukner P., Delahunt E., Ekstrand J., Griffin D., Khan K.M., et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes. British Journal of Sports Medicine, 2015;49(12):768-774. (documento di consenso, non uno studio: 24 esperti di 14 Paesi riuniti il 4 novembre 2014; tassonomia in tre gruppi — entità cliniche definite con dolore correlato ad adduttori, ileopsoas, regione inguinale e regione pubica; dolore correlato all'anca; altre cause) doi:10.1136/bjsports-2015-094869
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce parere medico né una valutazione clinica. Un dolore all'inguine, all'anca o al ginocchio comparso di colpo durante uno sforzo, un dolore che non migliora nel giro di qualche giorno, la difficoltà a caricare il peso o a camminare normalmente, o un piede che tende a ruotare all'infuori, vanno valutati da un professionista sanitario.
Un dolore all'inguine in una ragazza di 14 anni è uno stiramento?
Non si può stabilirlo senza una valutazione, ma il modello dell'adulta descrive male quell'età. Nel corpo che cresce l'anello debole della catena non è il ventre muscolare: è l'apofisi, il nucleo di accrescimento su cui il tendine si inserisce, che resta cartilagineo fino alla fusione. In una scoping review di 18 studi su 453 adolescenti con avulsione apofisaria del bacino l'età media dei campioni va da 13,6 a 16,8 anni, e le sedi più frequenti sono la spina iliaca antero-superiore (37%), la antero-inferiore (31%) e la tuberosità ischiatica (14%) (Di Maria et al., 2022). Va detto che quel campione è per l'82% maschile: sulle ragazze i numeri sono meno solidi.
Quante giovani atlete hanno dolore all'anca o all'inguine?
Nell'unico studio che ha misurato direttamente una popolazione di quell'età, su 105 giovani calciatori d'élite di 11-15 anni (58 maschi e 47 femmine, età media 12,7 anni) il 21,9% ha riferito almeno un episodio di dolore all'anca o all'inguine in una stagione, e il 18,1% aveva una storia precedente (Schoffl et al., 2021). Nelle calciatrici adulte i valori sono molto più alti: in una squadra di Super League svizzera seguita per una stagione intera la prevalenza stagionale di problemi d'anca e inguine è risultata del 60,7%, con una prevalenza media bisettimanale del 14,2% (Reichmann et al., 2025). Sono atlete adulte, non ragazzine: il confronto serve a mostrare dove porta il carico, non a trasferire il numero.
Perché il dolore all'inguine non compare quasi mai nelle statistiche degli infortuni?
Perché quasi nessuna si ferma, e i registri contano chi si ferma. Nello studio sulle calciatrici di Super League svizzera, su 45 problemi di anca e inguine registrati in una stagione solo 5 — l'11,1% — hanno comportato una perdita di tempo, con un'incidenza time-loss di appena 0,5 ogni 1.000 ore (Reichmann et al., 2025). Lo stesso schema si ripete nel calcio amatoriale femminile: su 383 giocatrici olandesi, la prevalenza di infortunio inguinale senza perdita di tempo era del 22% contro il 7% con perdita di tempo (Langhout e Tak, 2019). Se si contano solo gli allenamenti saltati, tre quarti del problema diventano invisibili. Entrambi gli studi sono su atlete ADULTE.
Le ragazze hanno più dolore all'inguine dei ragazzi?
No, e questo è uno dei pochi capitoli in cui i dati vanno nella direzione opposta rispetto a crociato e caviglia. Nello studio su 105 giovani calciatori di 11-15 anni, dei 23 che hanno riferito dolore in stagione 18 erano maschi e 5 femmine, e nell'analisi multivariata il sesso maschile risultava associato al dolore in stagione con un odds ratio di 5,71, insieme a un BMI più alto (OR 1,32) (Schoffl et al., 2021). Il limite è grosso: è un solo studio, su una sola accademia, con 105 partecipanti. La lettura utile non è «alle ragazze non succede», ma: quando succede a una ragazza, non è spiegabile con il fatto che è una ragazza — merita la stessa attenzione.
Cos'è un'avulsione apofisaria del bacino?
È il distacco di un frammento osseo nel punto in cui un tendine si inserisce su un nucleo di accrescimento ancora cartilagineo. Succede tipicamente in un gesto singolo e potente — uno scatto, un calcio, una spaccata — e non per accumulo. In una serie di 242 adolescenti raccolta in 19 anni, il calcio era lo sport più frequente al momento dell'infortunio e la corsa o lo sprint il meccanismo più comune; circa il 67% dei casi erano maschi, e le femmine avevano più spesso avulsioni della cresta iliaca mentre i maschi più spesso della spina iliaca antero-inferiore (Moeller e Galasso, 2022). Nella maggior parte dei casi il trattamento descritto è conservativo.
Un'avulsione apofisaria richiede l'intervento chirurgico?
Nella maggior parte dei casi descritti in letteratura no, ma la decisione è clinica e non si prende leggendo un articolo. Nella scoping review su 453 pazienti adolescenti, il 79% di chi era trattato in modo conservativo è tornato al livello di attività precedente contro il 95% di chi era operato, e le soglie di spostamento del frammento usate per porre indicazione chirurgica variavano tra i 15 e i 20 mm nei diversi studi (Di Maria et al., 2022). Nella serie di 242 casi, tutti i pazienti gestiti in modo conservativo hanno ottenuto il via libera al ritorno allo sport (Moeller e Galasso, 2022). Il messaggio pratico è un altro: sono lesioni ossee dell'età evolutiva, e vanno viste da un professionista sanitario invece che gestite come uno stiramento.
Il dolore al ginocchio può venire dall'anca?
Sì, ed è la ragione per cui vale la pena conoscerlo. Nell'epifisiolisi della testa del femore — lo scivolamento del nucleo di accrescimento della testa femorale, tipico dell'età puberale — il dolore può presentarsi lontano dall'anca. In uno studio prospettico su 107 ragazzi e ragazze operati (122 anche), il dolore era riferito all'anca nel 57,4% dei casi, ma alla coscia o alla gamba nel 35,2%, al ginocchio nel 26,2% e all'inguine nel 13,9%; il 49% aveva avuto più di una visita prima della diagnosi, e le presentazioni meno tipiche erano associate a una durata dei sintomi più lunga e a un numero maggiore di visite (Uvodich et al., 2019). Va detto che l'epifisiolisi è più frequente nei maschi e in presenza di peso corporeo elevato. Un dolore al ginocchio senza trauma e senza segni locali, in un corpo in crescita, è una buona ragione perché qualcuno guardi anche l'anca.
Il dolore all'inguine si può prevenire con gli esercizi per gli adduttori?
L'evidenza migliore esiste, ma non è sulle ragazze. Uno studio randomizzato a cluster su 35 squadre norvegesi semiprofessionistiche ha testato un programma con un solo esercizio, l'adduzione di Copenhagen: la prevalenza media stagionale di problemi inguinali è stata del 13,5% nel gruppo intervento contro il 21,3% nel gruppo di controllo (Harøy et al., 2019). Il campione era però interamente composto da uomini adulti. Nella direzione opposta, nello studio sugli 11-15enni la forza pre-stagione di adduttori e abduttori non ha predetto il dolore della stagione successiva (Schoffl et al., 2021). Tradotto: rinforzare gli adduttori è ragionevole e a basso rischio, ma nessuno può promettere a una tredicenne il risultato ottenuto su uomini adulti.
Cosa dovrebbe fare un allenatore se un'atleta riferisce dolore all'inguine?
Tre cose, nessuna delle quali è una diagnosi. Primo: prenderlo sul serio anche se l'atleta continua ad allenarsi — nel calcio femminile solo l'11,1% dei problemi d'anca e inguine porta a saltare qualcosa (Reichmann et al., 2025), quindi «gioca lo stesso» non è un'informazione rassicurante. Secondo: chiedere com'è cominciato, perché un dolore comparso di colpo durante uno scatto o un calcio in un corpo in crescita è uno scenario da far vedere, non da gestire con il ghiaccio. Terzo: non usare «pubalgia» come contenitore. L'accordo internazionale di Doha, siglato da 24 esperti di 14 Paesi, distingue le entità cliniche definite (adduttori, ileopsoas, inguinale, pubica), il dolore correlato all'anca e le altre cause: nomi diversi, percorsi diversi (Weir et al., 2015).
Quanto tempo ci vuole per tornare a giocare?
Dipende dalla lesione, e questo articolo non può stabilirlo. Per dare un ordine di grandezza: nella scoping review sulle avulsioni pelviche viene riportato uno studio in cui il ritorno completo allo sport dopo un'avulsione della spina iliaca antero-inferiore trattata in modo conservativo avveniva a 10 settimane dall'infortunio, e complessivamente il 79% dei trattati conservativamente è tornato al livello precedente (Di Maria et al., 2022). Sono settimane, non giorni: la parte difficile per una quattordicenne non è l'osso, è restare dentro la squadra mentre le altre giocano.