Nata a dicembre: quanto pesa il mese di nascita nella selezione delle giovani atlete
Nello sport femminile l'effetto dell'età relativa esiste ma è di entità piccola: nella meta-analisi di 57 studi e 308 campioni indipendenti su 25 sport, le atlete nate nel primo trimestre dell'anno di selezione sono 1,25 volte più rappresentate di quelle nate nell'ultimo (odds ratio 1,25; IC 95% 1,21-1,30), con l'effetto più marcato fino ai 14 anni e ai livelli competitivi più alti (Smith et al., 2018).
In una squadra di under 14 possono convivere due ragazze con undici mesi di differenza e tre anni di sviluppo biologico di distanza, e il regolamento le tratta come coetanee. Su 57 studi e 308 campioni, le nate a gennaio-marzo risultano più rappresentate delle nate a ottobre-dicembre in modo piccolo ma sistematico — e nelle federazioni dove lo si è misurato, chi è nata a fine anno smette prima. Cosa dicono i numeri e cosa può cambiare una società senza aspettare una riforma.
In una squadra under 14 di calendario solare possono convivere due ragazze nate a gennaio e a dicembre: undici mesi di differenza, cioè circa l'8% della vita di una dodicenne. Se poi una delle due è entrata in pubertà due anni prima dell'altra — cosa del tutto normale — la distanza in centimetri, chili e forza può essere enorme. Il regolamento, però, le chiama coetanee e le fa giocare per lo stesso posto.
Da questa asimmetria nasce l'effetto dell'età relativa: la tendenza, dentro ogni categoria, a trovare più atlete nate nei primi mesi dell'anno di selezione che negli ultimi. Nello sport maschile è uno dei fenomeni più documentati della letteratura. Nel femminile è stato misurato molto più tardi, e i risultati sono meno drammatici di quanto il racconto corrente lasci pensare — ma non sono zero, e la parte che conta davvero non riguarda il calendario.
In breve
- Meta-analisi di 57 studi e 308 campioni indipendenti su 25 sport femminili: le nate nel primo trimestre sono 1,25 volte più rappresentate delle nate nell'ultimo (IC 95% 1,21-1,30). Effetto significativo ma piccolo.
- L'effetto è più marcato fino ai 14 anni e ai livelli competitivi più alti.
- In Francia, su 57.892 calciatrici tesserate, le 15.285 che hanno smesso l'anno dopo erano sovrarappresentate nel terzo e quarto trimestre di nascita.
- In Ontario, su 9.908 calciatrici di 10-16 anni seguite per sette anni, la permanenza mediana era di quattro anni per le nate nel primo trimestre e di tre per tutte le altre.
- Negli Stati Uniti, su 3.364 atlete, l'effetto c'era nei club e nei centri di selezione ma non nelle nazionali giovanili, dove c'erano più nate a fine anno e più atlete a maturazione tardiva.
- Fra 113 convocate irlandesi under 15-17 nessun effetto dell'età relativa, ma un vantaggio piccolo per le biologicamente più mature (d = 0,39).
- Il bio-banding è studiato quasi solo sui maschi: 99,8% maschi (859 su 861) nella revisione sistematica più recente.
Che cos'è l'effetto dell'età relativa?
È un artefatto delle categorie. Ogni federazione fissa una data di taglio — in Italia il 1º gennaio — e mette nello stesso gruppo tutte le nate nei dodici mesi successivi. A undici, dodici, tredici anni quei dodici mesi non sono un dettaglio anagrafico: sono mesi di crescita, di allenamento accumulato, di scuola, di coordinazione. Chi è nata a gennaio ha avuto più tempo per diventare la ragazza che oggi viene osservata.
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso, e non richiede cattiva fede da parte di nessuno: chi appare più pronta viene selezionata, chi viene selezionata riceve più allenamento, più minuti e più fiducia, e quel vantaggio iniziale si conferma da solo. La letteratura lo chiama effetto Matteo, o profezia che si autoavvera; nella pratica è semplicemente un allenatore che, guardando due ragazze in una giornata di prove, sceglie quella che oggi corre più veloce.
Nello sport femminile l'effetto esiste davvero?
Sì, ma è piccolo — e questo è il primo numero da tenere fermo, perché nel racconto corrente l'effetto dell'età relativa viene spesso presentato come un destino.
La sintesi di riferimento ha raccolto i dati pubblicati fra il 1984 e il 2016 sullo sport femminile: 57 studi, 308 campioni indipendenti, 25 sport. Confrontando le nate nel primo trimestre dell'anno di selezione con quelle nate nell'ultimo, l'odds ratio complessivo è 1,25 (IC 95% 1,21-1,30; 1,21 dopo aggiustamento), cioè un effetto statisticamente significativo ma di entità piccola (Smith et al., 2018).
Un odds ratio di 1,25 significa che, su grandi numeri, per ogni quattro atlete nate nell'ultimo trimestre ce ne sono circa cinque nate nel primo. Non è la differenza fra giocare e non giocare: è una pressione lieve e costante, che diventa visibile solo quando si guardano migliaia di tesserate insieme. Su una squadra di quindici ragazze, nessun allenatore potrebbe accorgersene.
A che età pesa di più?
Nelle stesse analisi per sottogruppi, l'entità dell'effetto non è uniforme: è maggiore nelle categorie fino agli 11 anni e fra i 12 e i 14 anni, e maggiore ai livelli competitivi più alti; è inoltre più marcato negli sport di squadra e negli sport individuali ad alta richiesta fisiologica (Smith et al., 2018).
La fascia 12-14 anni è esattamente quella in cui in Italia si formano le prime selezioni territoriali, e coincide con il picco di crescita: due ragazze nate nello stesso anno possono trovarsi una prima e una dopo il momento di massima velocità di crescita staturale, con differenze di prestazione che non dicono nulla sul talento e tutto sulla biologia del momento.
Le ragazze nate a fine anno smettono prima?
Questa è la parte che riguarda le famiglie più della selezione, ed è anche quella con i campioni più grandi.
In Francia sono state analizzate tutte le calciatrici tesserate alla federazione nella stagione 2006-2007 — 57.892 atlete — e poi le 15.285 che nella stagione successiva non si sono ritesserate. Fra chi ha smesso, le nate nel primo e secondo trimestre erano sottorappresentate e le nate nel terzo e quarto sovrarappresentate, con differenze significative nelle categorie under 10, under 14 e under 17 (Delorme et al., 2010).
Il secondo studio ha guardato la stessa cosa nel tempo invece che in un anno solo: una coorte di 9.908 calciatrici canadesi di 10-16 anni seguita per sette anni. La permanenza mediana nell'attività era di quattro anni per le nate nel primo trimestre e di tre anni per tutti gli altri trimestri. Nello stesso lavoro il predittore più forte dell'abbandono non era però la data di nascita, ma il livello: fra le atlete del settore competitivo restava impegnata il 55,9%, contro il 20,7% del settore ricreativo; la dimensione della comunità di appartenenza non prediceva nulla (Smith e Weir, 2022).
Sono registri federali, quindi studi osservazionali: dicono che chi è nata a fine anno resta un po' meno a lungo, non perché. E il «perché» plausibile è banale — si smette dove ci si diverte meno e si gioca meno — ma resta un'ipotesi. Su cosa fa smettere le ragazze in adolescenza il blog ha un articolo dedicato, e la data di nascita è solo uno dei fattori in gioco, probabilmente non il principale.
Perché ai massimi livelli l'effetto a volte sparisce?
Perché il filtro cambia natura man mano che si sale, e questo è il risultato più interessante degli ultimi anni.
Nel percorso di selezione della federazione statunitense sono state analizzate 3.364 calciatrici attive nella stagione 2021-2022 su tre livelli: club, centri di identificazione del talento, nazionali giovanili. La sovrarappresentazione delle nate nel primo trimestre era presente nei club e nei centri di selezione — in quasi tutte le fasce dall'under 13 all'under 18 — ma non nelle nazionali giovanili, dove la distribuzione delle date di nascita era uniforme, con una prevalenza di nate nell'ultimo trimestre e una quota più alta di atlete a maturazione tardiva rispetto al resto del percorso (Finnegan et al., 2024).
È un dato trasversale, su una sola federazione e una sola stagione: non dimostra che le nate a dicembre diventino più brave. Ma è coerente con un'ipotesi che ha un nome in letteratura, quella dell'underdog: chi arriva in alto pur essendo stata la più piccola del gruppo ha dovuto costruire qualcosa che non fosse la taglia — tecnica, lettura del gioco, tolleranza alla frustrazione — e quel qualcosa regge quando gli altri finiscono di crescere.
Conta più il mese di nascita o lo sviluppo puberale?
Nello sport femminile d'élite, i dati disponibili indicano il secondo.
La federazione irlandese ha misurato 113 convocate delle proprie nazionali giovanili (52 under 15, 32 under 16, 29 under 17). Rispetto ai valori di riferimento della popolazione generale non c'era alcuno squilibrio nelle date di nascita, in nessuna categoria; c'era invece un vantaggio piccolo ma significativo per le atlete biologicamente più mature (d = 0,39; p < 0,001), che cresceva dall'under 15 (d = 0,36) all'under 16 (d = 0,44). Gli autori sottolineano che il quadro è per entità e forma diverso da quello osservato nel calcio maschile internazionale (Sweeney et al., 2025).
Il motivo per cui la maturazione si vede in campo è documentato anche sul piano fisico: fra 157 calciatrici di tre academy inglesi d'élite, classificate per anni di distanza dal picco di crescita, velocità, cambio di direzione, salto verticale e capacità aerobica risultavano migliori nelle atlete più mature (Emmonds et al., 2020). Va detto con onestà che quello studio usa le magnitude-based inferences, un approccio statistico contestato: la direzione del risultato è plausibile, la precisione delle stime meno.
Due ragazze nate lo stesso mese possono avere anni di distanza in sviluppo biologico. È quella differenza — non il calendario — che l'occhio scambia per talento.
Si può misurare quanto un'atleta è matura?
Si può stimare, dichiarando il margine di errore. Nella ricerca si usano soprattutto due strade.
La prima è la percentuale di statura adulta prevista: si stima quanto sarà alta da adulta a partire da statura, peso e altezza dei genitori, e si guarda a che punto di quel percorso si trova oggi. È il metodo usato con le 113 calciatrici irlandesi, e ha il vantaggio di non richiedere nessun esame — solo un metro e due dati che la famiglia conosce.
La seconda stima gli anni che mancano al picco di crescita da misure antropometriche. Qui la validazione è severa, e lo è in modo specifico per le ragazze: confrontando le stime con la crescita realmente osservata in 198 ragazze e 193 ragazzi seguiti longitudinalmente, le equazioni collocano il picco troppo tardi nelle atlete a maturazione precoce e troppo presto in quelle a maturazione tardiva; per i maschi a maturazione media esiste una finestra in cui la stima è accettabile, per le ragazze quella finestra non è risultata evidente, e la variabilità intra-individuale è considerevole (Kozieł e Malina, 2018).
La conseguenza pratica è netta e vale la pena scriverla per esteso: questi strumenti servono a raggruppare ragazze in allenamento, non a etichettare una singola atleta, e non producono previsioni su chi diventerà brava.
Il bio-banding risolve il problema?
Il bio-banding è l'idea più discussa del settore: raggruppare per maturazione biologica invece che per anno di nascita, così che chi è avanti nello sviluppo trovi un confronto più impegnativo e chi è indietro possa esprimersi senza essere semplicemente spinta via dal fisico.
È un'idea sensata. Il problema è l'evidenza. Nella revisione sistematica più recente — 13 studi, 861 giovani calciatori — il 99,8% dei partecipanti erano maschi (859), contro lo 0,2% di femmine (2 atlete in tutto — non è un refuso). Gli stessi autori segnalano che le prove disponibili riguardano soprattutto risposte immediate nelle partite e misure surrogate, non l'accuratezza delle selezioni né lo sviluppo a lungo termine, e che i metodi di valutazione della maturazione e le soglie di raggruppamento variano troppo da studio a studio per poterli confrontare (Han et al., 2026).
Quindi: sperimentabile in allenamento, sì. Presentabile alle famiglie come una pratica dimostrata, no. E su una squadra di ragazze, dimostrata ancora meno.
Cosa può fare una società dalla prossima stagione
Nessuna di queste quattro pratiche è stata validata da uno studio controllato su atlete femmine. Sono correttivi ragionevoli a un bias documentato, e vanno presentati per quello che sono — il che è comunque meglio di non fare niente perché la riforma federale non arriva.
- Scrivere il mese di nascita accanto al nome nei fogli di valutazione. È il correttivo a costo zero: chi osserva sa se sta confrontando due atlete con undici mesi di differenza, e la correzione mentale avviene sul posto.
- Non decidere in una giornata sola. Le valutazioni ripetute in momenti diversi dell'anno riducono il peso della fotografia istantanea, che è esattamente ciò che l'età relativa distorce.
- Variare i raggruppamenti in allenamento: per statura, per fase di sviluppo, per compito tecnico. Non serve un protocollo di bio-banding per far giocare ogni tanto insieme le ragazze che hanno lo stesso corpo, invece che lo stesso anno di nascita.
- Trattare la maturazione come informazione temporanea. La ragazza più indietro oggi è, con buona probabilità, quella con più margine fra tre anni — e nel frattempo ha bisogno di restare, cioè di giocare. È lo stesso ragionamento che vale contro la specializzazione precoce e nella gestione del carico intorno al picco di crescita.
Il ruolo di BAB
Su questo tema BAB non fa selezione e non produce classifiche di talento: sarebbe esattamente il contrario di ciò che questi dati suggeriscono.
Quello che offre è uno spazio privato dell'atleta in cui una ragazza registra nel tempo i propri segnali — carico, energia, umore, dolore, crescita — e vede emergere gli schemi. In una fase in cui il corpo cambia più in fretta di quanto una categoria sappia rappresentare, avere una linea temporale propria è utile prima di tutto a lei: rende visibile che un periodo storto può coincidere con una fase di crescita, e non con un calo di valore. Alle società tornano solo dati aggregati e anonimi, mai il diario della singola.
La metà educativa è dare parole precise a una cosa che a bordo campo viene detta a sentimento — «è indietro», «è piccola» — e che nella maggior parte dei casi significa soltanto: oggi ha meno mesi, o meno pubertà, delle altre.
Quando rivolgersi a un professionista
Questo articolo parla di selezione e di categorie, non di salute. Ci sono però due situazioni in cui la crescita smette di essere un tema organizzativo e diventa clinico: quando la statura o lo sviluppo puberale si fermano o restano molto distanti da quelli delle coetanee, e quando il ciclo mestruale non compare entro i 15 anni o scompare dopo essere comparso. In entrambi i casi il riferimento è il pediatra o il medico di famiglia, non l'allenatore. Vale anche per i dolori che durano da settimane in una fase di crescita rapida: il picco di crescita spiega molte cose, ma non è una diagnosi.
Fonti
- Smith K.L., Weir P.L., Till K., Romann M., Cobley S. Relative Age Effects Across and Within Female Sport Contexts: A Systematic Review and Meta-Analysis. Sports Medicine, 2018;48(6):1451-1478. (57 studi, 308 campioni indipendenti, 25 sport, dati 1984-2016; odds ratio complessivo primo contro ultimo trimestre 1,25, IC 95% 1,21-1,30, aggiustato 1,21; effetto maggiore nelle fasce ≤11 anni e 12-14 anni e ai livelli competitivi più alti. Popolazione esclusivamente femminile, sport e paesi eterogenei) doi:10.1007/s40279-018-0890-8
- Delorme N., Boiché J., Raspaud M. Relative age effect in female sport: a diachronic examination of soccer players. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2010;20(3):509-515. (intera popolazione di calciatrici tesserate alla federazione francese nella stagione 2006-2007, n=57.892, e n=15.285 che non si sono ritesserate l'anno successivo; chi ha smesso è sottorappresentata in Q1-Q2 e sovrarappresentata in Q3-Q4, con significatività nelle categorie under 10, under 14 e under 17. Studio osservazionale su registri: associazione, non causa) doi:10.1111/j.1600-0838.2009.00979.x
- Smith K.L., Weir P.L. An Examination of Relative Age and Athlete Dropout in Female Developmental Soccer. Sports, 2022;10(5):79. (coorte di 9.908 calciatrici di 10-16 anni in Ontario, Canada, seguita per sette anni di tesseramenti; permanenza mediana 4 anni per il primo trimestre contro 3 anni per gli altri; permanenza 55,9% nel settore competitivo contro 20,7% nel ricreativo; la dimensione della comunità non prediceva l'abbandono) doi:10.3390/sports10050079
- Finnegan L., van Rijbroek M., Oliva-Lozano J.M., Cost R., Andrew M. Relative age effect across the talent identification process of youth female soccer players in the United States: Influence of birth year, position, biological maturation, and skill level. Biology of Sport, 2024;41(4):241-251. (3.364 calciatrici statunitensi, stagione 2021-2022, tre livelli del percorso di selezione; effetto presente nei club e nei centri di identificazione del talento e assente nelle nazionali giovanili, dove compaiono più nate nell'ultimo trimestre e più atlete a maturazione tardiva. Studio trasversale su una sola federazione; maturazione stimata, non misurata radiologicamente) doi:10.5114/biolsport.2024.136085
- Sweeney L., Lundberg T.R., Sweeney C., Hickey J., MacNamara Á. Biological maturity but not relative age biases exist in female international youth soccer players relative to the general population. Biology of Sport, 2025;42(2):249-256. (113 calciatrici convocate dalla federazione irlandese: 52 under 15, 32 under 16, 29 under 17; maturazione valutata con il metodo Khamis-Roche nelle sole under 15 e under 16; vantaggio piccolo ma significativo per le più mature, d=0,39 sul totale, d=0,36 all'under 15 e d=0,44 all'under 16; nessun effetto dell'età relativa in nessuna categoria. Campione piccolo e d'élite) doi:10.5114/biolsport.2025.144411
- Emmonds S., Scantlebury S., Murray E., Turner L., Robsinon C., Jones B. Physical Characteristics of Elite Youth Female Soccer Players Characterized by Maturity Status. Journal of Strength and Conditioning Research, 2020;34(8):2321-2328. (157 calciatrici di tre academy d'élite inglesi, raggruppate per anni di distanza dal picco di crescita; velocità, cambio di direzione, salto e capacità aerobica migliori nelle più mature. Analisi condotta con magnitude-based inferences, approccio statistico contestato: direzione plausibile, precisione delle stime incerta) doi:10.1519/JSC.0000000000002795
- Kozieł S.M., Malina R.M. Modified Maturity Offset Prediction Equations: Validation in Independent Longitudinal Samples of Boys and Girls. Sports Medicine, 2018;48(1):221-236. (validazione su dati longitudinali dello Wrocław Growth Study, 193 maschi di 8-18 anni e 198 femmine di 8-16 anni; le equazioni collocano il picco di crescita più tardi nei soggetti a maturazione precoce e più presto in quelli a maturazione tardiva; per le ragazze non risulta evidente una finestra di accuratezza; variabilità intra-individuale considerevole) doi:10.1007/s40279-017-0750-y
- Han C., Luo N., Zhao Z., Mou D. The Effect of Bio-Banding On Talent Identification in Youth Soccer: A Systematic Review. Journal of Sports Science and Medicine, 2026;25(2):446-458. (13 studi, 861 giovani calciatori; 99,8% maschi — 859 su 861 — e 0,2% femmine; qualità metodologica media buona ma nessuna randomizzazione e controllo dei confondenti; le prove riguardano risposte immediate in partita e misure surrogate, non l'accuratezza delle selezioni né lo sviluppo a lungo termine) doi:10.52082/jssm.2026.446
- Cumming S.P., Lloyd R.S., Oliver J.L., Eisenmann J.C., Malina R.M. Bio-banding in Sport: Applications to Competition, Talent Identification, and Strength and Conditioning of Youth Athletes. Strength and Conditioning Journal, 2017;39(2):34-47. (articolo di posizione e revisione narrativa, non studio sperimentale: definisce il bio-banding e le sue applicazioni; non fornisce prove di efficacia su atlete femmine) doi:10.1519/SSC.0000000000000281
Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce parere medico. Descrive distribuzioni misurate su grandi popolazioni di atlete, che non predicono il percorso di una singola ragazza. Se la crescita o lo sviluppo puberale di un'atleta si discostano molto da quelli delle coetanee, o se il ciclo mestruale non compare entro i 15 anni o scompare dopo essere comparso, il riferimento è il pediatra o il medico di famiglia.
Che cos'è l'effetto dell'età relativa nello sport?
È la sovrarappresentazione, dentro una stessa categoria di età, di chi è nato nei primi mesi dell'anno di selezione e la corrispondente sottorappresentazione di chi è nato negli ultimi. Nello sport femminile è stato quantificato da una meta-analisi di 57 studi e 308 campioni indipendenti su 25 sport, con dati dal 1984 al 2016: confrontando il primo trimestre di nascita con l'ultimo, l'odds ratio complessivo è 1,25 (IC 95% 1,21-1,30), cioè un effetto statisticamente significativo ma piccolo (Smith et al., 2018). Nelle categorie giovanili italiane la soglia è il 1º gennaio, quindi il primo trimestre è gennaio-marzo.
Mia figlia è nata a dicembre: è svantaggiata?
In media un po', non individualmente. L'effetto misurato è una differenza di distribuzione in grandi numeri — 1,25 volte più nate nel primo trimestre che nell'ultimo su 308 campioni (Smith et al., 2018) — non una previsione sulla singola atleta: nella stessa meta-analisi le nate a fine anno sono comunque presenti a tutti i livelli. Il punto pratico non è l'etichetta sulla figlia, è la domanda da fare alla società: quando si formano i gruppi, si tiene conto di quanti mesi di differenza ci sono fra le ragazze che si stanno confrontando?
L'effetto dell'età relativa è uguale nei maschi e nelle femmine?
No, ed è una delle poche cose su cui i dati sono coerenti: nello sport femminile l'effetto è presente ma di entità minore. La meta-analisi di riferimento sul femminile riporta un odds ratio complessivo di 1,25 fra primo e ultimo trimestre (Smith et al., 2018), e nel calcio femminile internazionale ci sono studi che non lo trovano affatto: fra 113 convocate irlandesi under 15, 16 e 17 non c'era alcuna differenza di distribuzione delle date di nascita in nessuna categoria (Sweeney et al., 2025). La spiegazione più accreditata è che il vantaggio dei mesi in più si traduce in vantaggio di prestazione soprattutto dove conta la taglia, e nello sviluppo femminile il legame fra maturazione e prestazione è meno lineare.
Le ragazze nate a fine anno smettono di fare sport più delle altre?
Nei due studi che hanno seguito i tesseramenti nel tempo, sì. In Francia, sull'intera popolazione di calciatrici tesserate in una stagione (57.892 atlete), le 15.285 che non si sono ritesserate l'anno dopo erano sottorappresentate nel primo e secondo trimestre e sovrarappresentate nel terzo e quarto, con differenze significative nelle categorie under 10, under 14 e under 17 (Delorme et al., 2010). In Ontario, seguendo per sette anni una coorte di 9.908 calciatrici di 10-16 anni, la permanenza mediana era di quattro anni per le nate nel primo trimestre e di tre per tutte le altre (Smith e Weir, 2022). Sono studi osservazionali su registri federali: mostrano un'associazione, non la causa.
Perché ai massimi livelli l'effetto a volte sparisce?
Perché il filtro cambia natura man mano che si sale. Nel percorso di selezione statunitense, analizzato su 3.364 calciatrici della stagione 2021-2022, la sovrarappresentazione delle nate nel primo trimestre era presente nei club e nei centri di selezione territoriale ma non nelle nazionali giovanili, dove la distribuzione delle date di nascita era uniforme, con una prevalenza di nate nell'ultimo trimestre e una quota più alta di atlete a maturazione tardiva rispetto al resto del percorso (Finnegan et al., 2024). È un dato trasversale su una sola federazione, ma coerente con l'ipotesi dell'«underdog»: chi arriva in alto partendo da un corpo meno maturo ha dovuto costruire altro — tecnica, lettura del gioco, tolleranza alla frustrazione.
Conta più il mese di nascita o lo sviluppo puberale?
Nel calcio femminile d'élite, lo sviluppo. Fra 113 calciatrici convocate dalla federazione irlandese, la distribuzione delle date di nascita non mostrava alcuno squilibrio, mentre rispetto ai valori di riferimento della popolazione c'era un vantaggio piccolo ma significativo per le atlete biologicamente più mature (d = 0,39; p < 0,001), che cresceva dall'under 15 (d = 0,36) all'under 16 (d = 0,44) (Sweeney et al., 2025). Due ragazze nate lo stesso mese possono avere anni di distanza in sviluppo biologico: è quella differenza, non il calendario, che si vede in campo.
Si può misurare quanto un'atleta è matura senza esami?
Si può stimare, con un margine di errore che va dichiarato. I metodi usati nella ricerca sono due: la percentuale di statura adulta prevista, che richiede statura, peso e l'altezza dei genitori (è il metodo usato con le 113 calciatrici irlandesi), e le equazioni che stimano gli anni che mancano al picco di crescita. Su queste seconde la validazione è impietosa proprio per le ragazze: confrontate con la crescita realmente osservata di 198 ragazze e 193 ragazzi seguiti longitudinalmente, le equazioni collocano il picco troppo tardi nelle atlete a maturazione precoce e troppo presto in quelle a maturazione tardiva, e per le ragazze «non esiste una finestra» in cui la stima risulti accurata (Kozieł e Malina, 2018). Servono a raggruppare, non a etichettare una singola ragazza.
Il bio-banding funziona anche con le ragazze?
Non lo sappiamo, ed è importante dirlo. Il bio-banding — raggruppare per maturazione biologica invece che per anno di nascita — è stato studiato quasi esclusivamente sui maschi: nella revisione sistematica più recente, su 861 giovani calciatori inclusi in 13 studi, il 99,8% erano maschi (n = 859) e lo 0,2% femmine (n = 2) (Han et al., 2026). La stessa revisione segnala che le prove disponibili riguardano soprattutto risposte immediate nelle partite, non la qualità delle selezioni nel tempo. Tradotto: è una pratica ragionevole da sperimentare in allenamento, non una soluzione dimostrata, e men che meno dimostrata sulle ragazze.
Cosa può fare concretamente una società sportiva?
Quattro cose che non richiedono né budget né riforme federali: scrivere il mese di nascita accanto al nome nei fogli di valutazione, così chi osserva sa se sta confrontando due atlete con undici mesi di differenza; ripetere le valutazioni in momenti diversi dell'anno invece di deciderle in un'unica giornata di prove; usare in allenamento raggruppamenti per statura o per fase di sviluppo, non solo per annata; e trattare la maturazione come un'informazione temporanea, perché la ragazza più indietro oggi può essere quella con più margine fra tre anni. Nessuna di queste pratiche è stata validata da uno studio controllato su ragazze: sono correttivi ragionevoli a un bias documentato, e vanno presentati per quello che sono.