RED-S: quando allenarsi di più fa male (e come accorgersene in tempo)
Quando l'energia introdotta non copre quella spesa tra allenamento e crescita: è la bassa disponibilità energetica alla base della RED-S. Non serve un disturbo alimentare, può accadere senza intenzione, e i primi segnali sono un ciclo che si dirada, infortuni ripetuti, sonno e umore peggiori — eppure il 44% delle atlete adolescenti crede che perdere il ciclo sia normale (Armento et al., 2021).
La RED-S è quello che succede quando l'energia introdotta non basta a coprire allenamento e crescita: il corpo taglia funzioni essenziali — ciclo, ossa, recupero, umore. Cosa dice il consensus IOC 2023, quali sono i segnali da conoscere, perché il 44% delle atlete adolescenti crede erroneamente che perdere il ciclo sia normale — e perché si monitora, non si diagnostica.
Nello sport femminile giovanile esiste un'idea pericolosa: che allenarsi sempre di più sia sempre meglio. Ma il corpo di un'atleta adolescente non è un motore che si spinge all'infinito. Quando l'energia che entra non basta a coprire quella che esce — tra allenamento, scuola e la crescita stessa — il corpo inizia a tagliare le funzioni che ritiene meno urgenti. È il cuore di una condizione che la scienza chiama RED-S.
In breve
- La RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport) nasce dalla bassa disponibilità energetica: mangiare meno di quanto serve per allenamento e crescita.
- Non riguarda solo i disturbi alimentari: può accadere anche senza intenzione, semplicemente non "rifornendo" abbastanza.
- Le adolescenti sono più esposte, perché la crescita aggiunge un costo energetico che spesso viene ignorato.
- Il ciclo che sparisce, la stanchezza cronica, gli infortuni ricorrenti sono segnali da ascoltare, non da nascondere.
- Si monitora e si porta a un professionista: non si diagnostica da soli.
Che differenza c'è tra Triade dell'atleta femminile e RED-S?
La Triade descriveva tre problemi — energia, ciclo, ossa — la RED-S descrive una sindrome che tocca l'intero organismo. È lo stesso fenomeno di partenza, letto in modo più ampio.
Per anni si è parlato di Triade dell'atleta femminile: la combinazione di bassa disponibilità energetica, disfunzione mestruale e riduzione della salute ossea (De Souza et al., Female Athlete Triad Coalition, 2014).
Nel 2014 il Comitato Olimpico Internazionale ha ampliato il quadro con il concetto di RED-S, riconoscendo che la carenza di energia non colpisce solo ossa e ciclo, ma anche sistema immunitario, metabolismo, umore, cardiovascolare e — sì — la performance (Mountjoy et al., 2014). Nel 2023 il consensus è stato aggiornato con nuovi strumenti di valutazione del rischio (Mountjoy et al., 2023).
Il messaggio di fondo è controintuitivo ma cruciale: la carenza di energia può ridurre la prestazione, non aumentarla. L'idea "mangio meno, peso meno, vado più forte" è, alla lunga, un vicolo cieco.
Cosa significa "bassa disponibilità energetica"?
Significa che, dopo aver coperto la spesa dell'allenamento, al corpo non resta abbastanza energia per far funzionare tutto il resto — ciclo, ossa, sistema immunitario, recupero. Non è un giudizio sul cibo né una diagnosi di disturbo alimentare: è un bilancio che non torna, e può capitare senza che nessuno se ne accorga.
La disponibilità energetica è, in parole semplici, l'energia che resta al corpo per funzionare dopo aver sottratto quella spesa nell'esercizio. Quando questo margine è troppo basso — per troppo poco cibo, troppo allenamento, o entrambi — il corpo entra in "modalità risparmio".
Un punto importante, spesso frainteso: non serve un disturbo alimentare perché accada. Molte atlete arrivano alla bassa disponibilità energetica senza rendersene conto, semplicemente perché nessuno ha spiegato loro quanto la crescita e l'allenamento aumentino il fabbisogno.
Perché le atlete adolescenti sono più esposte alla RED-S?
Un corpo di 13-14 anni sta ancora crescendo: costruisce ossa, tessuti, massa. La crescita è essa stessa un lavoro energetico. Sommata a più allenamenti a settimana, il margine si assottiglia in fretta.
Eppure la ricerca fatica a starci dietro: solo il 6% degli studi in scienze dello sport è condotto esclusivamente su donne (Cowley et al., 2021, Invisible Sportswomen). Molto di ciò che sappiamo è dedotto da atlete adulte, e la trasferibilità alle più giovani è limitata. Ragione in più per osservare la singola atleta, non applicare medie di popolazione.
Quali sono i segnali della RED-S da conoscere?
Nessuno di questi segnali, da solo, "fa diagnosi". Ma insieme meritano ascolto e, se persistono, il parere di un professionista:
- Ciclo mestruale assente o irregolare dopo il menarca, non spiegato da altro.
- Stanchezza che non passa con il normale recupero.
- Infortuni da sovraccarico ricorrenti, comprese le fratture da stress. Qui l'evidenza è quantificata: in uno studio prospettico multicentrico su 259 ragazze e giovani donne attive (età media 18,1 anni), chi aveva bassa densità ossea e si allenava ≥12 ore a settimana ha subito una lesione ossea da stress nel 29,7% dei casi, e chi sommava ≥12 ore, uno sport «di magrezza» e restrizione alimentare nel 46,2%, contro un 10,8% complessivo (Barrack et al., 2014). Un corpo che recupera peggio è anche un corpo più esposto agli infortuni acuti: la prevenzione del crociato passa dallo stesso terreno.
- Prestazione che cala nonostante l'impegno aumenti.
- Sonno disturbato, umore giù, frequente raffreddore/malanno. Il sonno merita attenzione a parte: la raccomandazione di consenso per i 13-18 anni è di 8-10 ore per notte (Paruthi et al., 2016), e negli atleti adolescenti dormire meno di 8 ore è associato a essere infortunati 1,7 volte più spesso (Milewski et al., 2014) — ne abbiamo parlato in sonno e atlete adolescenti.
Qui si annida un problema culturale. In uno studio su 90 atlete adolescenti, il 44% credeva che perdere il ciclo fosse una normale risposta all'alto carico (Armento et al., 2021). La disinformazione parte presto: normalizzare un segnale d'allarme è esattamente ciò che ritarda l'intervento.
Come si valuta il rischio di RED-S, e chi lo fa?
Esistono strumenti pensati per individuare chi merita un approfondimento, non per etichettare. I più noti:
- LEAF-Q — un questionario di screening validato che indaga sintomi gastrointestinali, funzione mestruale e infortuni (Melin et al., 2014).
- Female Athlete Triad Cumulative Risk Assessment — una valutazione a punti che pesa più fattori di rischio insieme (De Souza et al., 2014).
- REDs CAT2 — lo strumento aggiornato del consensus IOC 2023, a semaforo, per stratificare il rischio.
Un principio guida tutti: sono filtri, non verdetti. La valutazione clinica spetta a medici, dietisti e specialisti — mai a un'app o a un allenatore.
Cosa può fare concretamente chi sta intorno all'atleta?
Quattro cose, divise per ruolo — e nessuna richiede di fare diagnosi. Il filo comune è togliere all'atleta il peso di doversi spiegare da sola.
- L'atleta: osservare i propri segnali giorno per giorno, senza giudizio. Riconoscere i propri schemi è il primo passo per parlarne.
- La famiglia: rifornire senza colpevolizzare. Il cibo è carburante, non un premio o una punizione. E se la stanchezza è il sintomo dominante, vale la pena escludere anche una carenza di ferro: si accerta con un esame del sangue, non si presume.
- Lo staff: leggere i segnali di squadra (stanchezza diffusa, infortuni in aumento) come informazione utile, senza chiedere all'atleta di esporsi in pubblico. E ricordare che il carico non è solo il volume: anche un blocco di allenamento della forza — utile e ben documentato — aggiunge una richiesta energetica che va coperta, non ignorata.
- Tutti: sostituire "hai perso il ciclo perché ti alleni tanto, è normale" con "parliamone con qualcuno che se ne intende".
Il ruolo di BAB
BAB non diagnostica e non sostituisce un medico. Aiuta l'atleta a riconoscere in privato i propri segnali — energia, umore, recupero, sonno — nel tempo, e li restituisce come uno specchio personale. Alle società offre solo segnali aggregati e anonimi: mai il dato di salute della singola. Perché capire il proprio corpo non dovrebbe mai costare la propria privacy — e perché un segnale ascoltato in tempo vale più di mille misurazioni raccolte troppo tardi.
Fonti
- Mountjoy M., et al. 2023 IOC consensus statement on Relative Energy Deficiency in Sport (REDs). Br J Sports Med, 2023. doi:10.1136/bjsports-2023-106994
- Mountjoy M., et al. The IOC consensus statement: beyond the Female Athlete Triad — Relative Energy Deficiency in Sport (RED-S). Br J Sports Med, 2014. doi:10.1136/bjsports-2014-093502
- De Souza M.J., et al. Female Athlete Triad Coalition consensus statement. Br J Sports Med, 2014. doi:10.1136/bjsports-2013-093218
- Barrack M.T., Gibbs J.C., De Souza M.J., Williams N.I., Nichols J.F., Rauh M.J., Nattiv A. Higher Incidence of Bone Stress Injuries With Increasing Female Athlete Triad-Related Risk Factors: A Prospective Multisite Study of Exercising Girls and Women. The American Journal of Sports Medicine, 2014;42(4):949-958. (n=259, età media 18,1 anni: ragazze e giovani donne, non preadolescenti; studio osservazionale) doi:10.1177/0363546513520295
- Melin A., et al. The LEAF questionnaire: a screening tool for the female athlete triad / RED-S. Br J Sports Med, 2014. doi:10.1136/bjsports-2013-093240
- Armento A., et al. Adolescent female athletes' beliefs about menstrual dysfunction. 2021. doi:10.4085/624-20
- Cowley E.S., et al. "Invisible Sportswomen": the sex data gap in sport and exercise science research. Women in Sport and Physical Activity Journal, 2021. doi:10.1123/wspaj.2021-0028
- Paruthi S., et al. Recommended Amount of Sleep for Pediatric Populations: A Consensus Statement of the American Academy of Sleep Medicine. Journal of Clinical Sleep Medicine, 2016;12(6):785-786. (13-18 anni: 8-10 ore per notte) doi:10.5664/jcsm.5866
- Milewski M.D., et al. Chronic lack of sleep is associated with increased sports injuries in adolescent athletes. Journal of Pediatric Orthopaedics, 2014;34(2):129-133. (n=112 atleti adolescenti; studio trasversale, risultati non suddivisi per sesso) doi:10.1097/BPO.0000000000000151
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce parere medico. In presenza di segnali persistenti, rivolgersi a un professionista sanitario.
Che cos'è la RED-S?
RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport) è una sindrome causata dalla bassa disponibilità energetica: quando l'energia introdotta con il cibo non basta a coprire quella spesa in allenamento e nella crescita, il corpo riduce funzioni come il ciclo mestruale, la salute ossea e il recupero. È descritta nel consensus del Comitato Olimpico Internazionale (IOC, 2014, aggiornato nel 2023).
Perdere il ciclo perché ci si allena tanto è normale?
No. L'assenza o l'irregolarità del ciclo non è un segno di buon allenamento, ma un possibile segnale di bassa disponibilità energetica che merita attenzione. In uno studio su 90 atlete adolescenti, il 44% credeva erroneamente che perdere il ciclo fosse una normale risposta ai carichi elevati (Armento et al., 2021).
Un'app può diagnosticare la RED-S?
No, e nessuno dovrebbe farlo tramite un'app. La RED-S si valuta con professionisti sanitari. Strumenti come BAB aiutano l'atleta a osservare i propri segnali giorno per giorno e a portarli, se vuole, a un adulto o a un medico: monitorare non è diagnosticare.
Quali sono i primi segnali di RED-S in un'atleta adolescente?
Nessun segnale da solo fa diagnosi, ma questi meritano ascolto se persistono: ciclo mestruale assente o irregolare dopo il menarca senza altra spiegazione; stanchezza che non passa con il normale recupero; infortuni da sovraccarico ricorrenti, comprese le fratture da stress; prestazione che cala nonostante l'impegno aumenti; sonno disturbato, umore basso e malanni frequenti. Sono i domini descritti nel consensus IOC (Mountjoy et al., 2023). Se persistono, il passo successivo è un professionista sanitario, non un'autodiagnosi.
Che differenza c'è tra Triade dell'atleta femminile e RED-S?
La Triade descrive tre elementi collegati: bassa disponibilità energetica, disfunzione mestruale e riduzione della salute ossea (De Souza et al., 2014). Nel 2014 il Comitato Olimpico Internazionale ha ampliato il quadro con la RED-S, riconoscendo che la carenza di energia colpisce anche sistema immunitario, metabolismo, umore, apparato cardiovascolare e la prestazione stessa (Mountjoy et al., 2014), aggiornandolo nel 2023 con nuovi strumenti di valutazione del rischio. La RED-S non sostituisce la Triade: la contiene e la allarga, e si applica a tutti i sessi.
Come si valuta il rischio di RED-S?
Con strumenti di screening, che servono a individuare chi merita un approfondimento e non a etichettare: il questionario LEAF-Q, validato su sintomi gastrointestinali, funzione mestruale e infortuni (Melin et al., 2014); il Female Athlete Triad Cumulative Risk Assessment, a punteggio; e il REDs CAT2, lo strumento a semaforo del consensus IOC 2023. Sono filtri, non verdetti: la valutazione clinica spetta a medici, dietisti e specialisti — mai a un'app o a un allenatore.
La RED-S riguarda solo le atlete magre?
No, ed è uno degli equivoci più costosi. La bassa disponibilità energetica è uno squilibrio tra l'energia introdotta e quella spesa nell'allenamento: può presentarsi a qualsiasi corporatura, e molto spesso senza alcuna intenzione di dimagrire — basta che il carico cresca e l'alimentazione resti quella di prima. Quello che nei dati si somma non è il peso ma il contesto: in uno studio prospettico su 259 ragazze e giovani donne attive (età media 18,1 anni), mettendo insieme almeno 12 ore di allenamento a settimana, uno sport «di magrezza» e la restrizione alimentare, la quota di chi aveva subito una lesione ossea da stress saliva al 46,2% contro un 10,8% complessivo (Barrack et al., 2014). I segnali da guardare sono ciclo, energia e infortuni che si ripetono, non la bilancia.
La RED-S riguarda solo le ragazze?
No. Nasce dall'allargamento di un quadro descritto in origine sulle atlete — la Triade dell'atleta femminile (De Souza et al., 2014) — ma il consenso del Comitato Olimpico Internazionale che ha introdotto la RED-S nel 2014, aggiornandola nel 2023, la definisce come una sindrome che riguarda tutti i sessi e tocca sistema immunitario, metabolismo, umore, apparato cardiovascolare, salute ossea e la prestazione stessa (Mountjoy et al., 2014; Mountjoy et al., 2023). Nelle atlete il segnale d'allarme più visibile — un ciclo che si dirada o sparisce — semplicemente non esiste negli atleti maschi, e questo rende il riconoscimento più tardivo, non il problema assente.
Perché ci sono così pochi dati sulla RED-S nelle atlete adolescenti?
Perché la ricerca in scienze dello sport misura poco le donne, e ancora meno le ragazze: solo il 6% degli studi è condotto esclusivamente su donne (Cowley et al., 2021). La conseguenza pratica è che gran parte di ciò che sappiamo sulla bassa disponibilità energetica viene da atlete adulte, e la trasferibilità a un corpo di 13-14 anni — che sta ancora costruendo ossa e tessuti, e quindi ha un costo energetico in più — è limitata. Non è una ragione per ignorare il tema: è una ragione per osservare la singola atleta invece di applicarle una media di popolazione.
Cosa succede se la bassa disponibilità energetica va avanti per mesi?
Il conto più documentato lo paga l'osso. Nello stesso studio prospettico su 259 ragazze e giovani donne attive, chi aveva densità ossea bassa (Z-score sotto -1,0) e si allenava almeno 12 ore a settimana ha subito una lesione ossea da stress nel 29,7% dei casi, contro un 10,8% complessivo (Barrack et al., 2014). Due precisazioni doverose: l'età media di quel campione è 18,1 anni, quindi non fotografa una ragazza di 13-14 anni, ed è uno studio osservazionale, che descrive associazioni e non causalità dimostrata. La ragione per non aspettare resta: i mesi in cui questo accade sono gli stessi in cui si costruisce la massa ossea.