Solo un'atleta su dieci parla di ciclo con chi la allena — e scende a una su venticinque se l'allenatore è un uomo. Non è un problema di volontà, ma di silenzio e disinformazione. Ecco cosa dicono i dati e come cambiare le cose.
In uno studio su 1.086 atlete di Svezia e Norvegia, solo l'11% affrontava tematiche mestruali con il proprio allenatore. La quota scendeva al 4% quando l'allenatore era un uomo, e saliva al 55% con un'allenatrice donna (Höök et al., 2022).
Non deve conoscere il dato individuale di ciascuna: quello resta privato. Deve però avere una cultura di base sul tema e creare un ambiente in cui parlarne non sia un tabù. Strumenti come BAB permettono allo staff di leggere solo segnali aggregati e anonimi, senza mettere l'atleta nella posizione di doversi esporre.
Perché l'educazione è quasi tutta informale: nello stesso studio, l'88% delle atlete aveva imparato queste cose da sola. Manca un linguaggio condiviso e mancano canali sicuri. Il silenzio non è disinteresse: è l'assenza di un modo semplice e non imbarazzante per comunicare.