Il ciclo mestruale e la performance: quello che nessuno spiega alle atlete

Il 77% delle atlete d'élite riferisce che il ciclo influenza la propria performance, e tra le adolescenti una su quattro — fino a sei su dieci — riduce o evita l'attività fisica durante le mestruazioni. Non è una questione di volontà: è un segnale del corpo che quasi nessuna impara a leggere. Ecco i dati, e da dove partire.

Il ciclo mestruale influenza la performance sportiva: lo riferisce il 77% delle atlete d'élite, e tra le adolescenti fino a sei su dieci riducono o evitano l'attività fisica durante le mestruazioni. Per troppo tempo lo sport femminile è stato allenato come se fosse uno sport maschile più piccolo. Ma il corpo di un'atleta adolescente cambia, e con lui cambiano energia, recupero e umore lungo il ciclo. Il punto non è se questo accada: è che quasi nessuna riceve gli strumenti per leggerlo.

In breve

  • Il 77% delle atlete d'élite riferisce che il ciclo ha influenzato negativamente la performance (Jones et al., 2024) — campione adulto, età media 28 anni.
  • Tra le adolescenti (10-18 anni), dal 25% al 61% evita o riduce l'attività fisica durante le mestruazioni (Harvey et al., 2025).
  • Solo il 6% degli studi in scienze dello sport è condotto esclusivamente su donne (Cowley et al., 2021).
  • Osservare i propri segnali nel tempo aiuta a riconoscerli: monitorare non è diagnosticare.

Il ciclo influenza la performance? Cosa dicono davvero i dati

Sì, secondo la larga maggioranza delle atlete che lo vivono. In uno studio longitudinale su 128 atlete d'élite del programma world-class di British Athletics, il 77% ha riferito che la propria performance era stata influenzata negativamente dal ciclo almeno una volta durante il periodo di osservazione (Jones et al., 2024).

Due precisazioni oneste, perché contano. La prima: quel campione ha un'età media di 28 anni. Sono atlete adulte d'élite, non tredicenni — il dato descrive un fenomeno reale nello sport femminile, ma non è una prevalenza misurata sulle adolescenti. La seconda: è un dato auto-riferito. Il che, lungi dall'essere un difetto, è esattamente il punto: a determinare se un'atleta si presenta all'allenamento è l'esperienza vissuta, non un valore di laboratorio.

E alle ragazze di 13-14 anni cosa succede con il ciclo?

Qui l'evidenza è più recente e parla la lingua giusta. Una revisione di 86 studi in 33 Paesi su adolescenti di 10-18 anni ha rilevato che la quota di ragazze che evita o riduce l'attività fisica durante le mestruazioni va dal 25,2% al 61,1%, a seconda della popolazione (Harvey et al., 2025). In uno degli studi inclusi, l'80,4% delle ragazze con flusso abbondante aveva saltato l'ora di educazione fisica.

E il motivo non è solo il dolore. La stessa revisione segnala che la paura delle perdite è una preoccupazione ricorrente, e che in più studi le ragazze preferiscono restare fuori dall'attività pur di evitare l'imbarazzo. È una rinuncia che nessuno registra come "infortunio", ma che toglie allenamenti esattamente come un infortunio.

Vale la pena essere precisi anche sul rovescio della medaglia. Uno studio longitudinale su 6.639 adolescenti australiani ha trovato che il menarca si associa a una minore probabilità di praticare sport individuali (OR 0,74), ma non ha un effetto significativo sugli sport di squadra o sull'attività fisica moderata-vigorosa (Gopalan et al., 2025). Il ciclo, da solo, non spegne un'atleta. È il ciclo vissuto in un ambiente che non ne parla a farlo — un meccanismo che abbiamo raccontato nel dettaglio parlando del silenzio tra atleta e allenatore.

Perché si sa così poco di ciclo mestruale e sport?

Perché la ricerca ha guardato altrove. Non è un caso che manchino risposte semplici. Analizzando 5.261 pubblicazioni di scienze dello sport tra il 2014 e il 2020, Cowley e colleghi hanno trovato che solo il 6% degli studi era condotto esclusivamente su donne, e che le partecipanti femmine erano il 34% dei 12,5 milioni di soggetti complessivi (Cowley et al., 2021, Invisible Sportswomen). Le atlete non hanno meno domande: hanno meno ricerca alle spalle.

Cosa può fare un'atleta con il ciclo, da subito?

Quattro cose, e nessuna richiede un permesso o una diagnosi: osservare i propri segnali nel tempo, adattare la singola seduta invece di saltarla, parlarne con chi allena, e distinguere ciò che è fisiologico da ciò che va portato a un professionista.

Il ruolo di BAB

BAB aiuta le atlete a riconoscere questi segnali in privato, e dà ad allenatori e società solo segnali aggregati e anonimi — mai il ciclo o la salute individuale. La fase del ciclo, quando indicata, è una stima e non un dato clinico: si osserva e si segnala, non si diagnostica. Perché capire il proprio corpo non dovrebbe mai costare la propria privacy.

Fonti

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce parere medico. In presenza di segnali persistenti, rivolgersi a un professionista sanitario.

Il ciclo mestruale influenza davvero la performance sportiva?

Secondo la larga maggioranza delle atlete che lo vivono, sì. In uno studio longitudinale su 128 atlete d'élite britanniche di atletica leggera, il 77% ha riferito che la propria performance era stata influenzata negativamente dal ciclo almeno una volta nel periodo di osservazione (Jones et al., 2024). Attenzione all'età, però: quel campione ha un'età media di 28 anni, quindi fotografa atlete adulte d'élite, non ragazze di 13-14 anni. È un dato auto-riferito, cioè racconta l'esperienza vissuta — che è comunque ciò che determina se un'atleta si presenta all'allenamento.

Quante ragazze evitano lo sport quando hanno il ciclo?

Molte più di quante si pensi. Una revisione di 86 studi condotti in 33 Paesi su adolescenti di 10-18 anni ha rilevato che la quota di ragazze che evita o riduce l'attività fisica durante le mestruazioni varia dal 25,2% al 61,1% a seconda della popolazione studiata (Harvey et al., 2025). Tra i motivi ricorrenti non c'è solo il dolore: ci sono la paura delle perdite e l'imbarazzo.

Perché si sa così poco di ciclo e sport?

Perché la ricerca ha guardato altrove. Analizzando 5.261 pubblicazioni di scienze dello sport uscite tra il 2014 e il 2020, solo il 6% era condotto esclusivamente su donne, e le partecipanti femmine erano il 34% del totale (Cowley et al., 2021). Non è che le risposte siano nascoste: in gran parte non sono ancora state cercate.

Il menarca cambia la partecipazione allo sport?

Meno di quanto si creda, e non allo stesso modo in tutti gli sport. Uno studio longitudinale su 6.639 adolescenti australiani ha trovato che il menarca si associa a una minore probabilità di praticare sport individuali (OR 0,74), ma non a un effetto significativo sugli sport di squadra né sull'attività fisica moderata-vigorosa complessiva (Gopalan et al., 2025). È un dato utile perché ridimensiona un luogo comune: non è la prima mestruazione, di per sé, a spegnere un'atleta. È il ciclo vissuto in un ambiente che non ne parla — e, se la pubertà arriva prima della media, il rischio di abbandono cresce in modo misurabile (HR 1,68; Gallant et al., 2023).

Il ciclo mestruale aumenta il rischio di infortunio?

Sulla domanda più studiata — la rottura del legamento crociato anteriore — la risposta oggi è che non lo sappiamo. Una revisione sistematica su 21 studi e 68.758 partecipanti ha giudicato la qualità complessiva delle prove «molto bassa» secondo GRADE: non c'è evidenza sufficiente per legare una fase del ciclo a un rischio maggiore (Herzberg et al., 2017). Il che non significa che il ciclo sia irrilevante, ma che pianificare l'allenamento di una ragazza sulla base della fase, in chiave preventiva, non ha oggi una base scientifica. Ciò che invece la ha è la costanza dell'allenamento neuromuscolare preventivo.

Allenarsi durante le mestruazioni fa male?

Non esistono evidenze che l'attività fisica durante le mestruazioni sia dannosa, e la meta-analisi più ampia sull'argomento — 78 studi e 1.193 partecipanti — ha trovato che l'effetto della fase del ciclo sulla performance è di entità «banale», con qualità delle prove bassa secondo GRADE (McNulty et al., 2020). Due precisazioni: quelle partecipanti sono donne adulte di 18-40 anni, e sulle adolescenti dati equivalenti non esistono. Nella pratica succede il contrario di quanto ci si aspetterebbe: tra le adolescenti di 10-18 anni, dal 25,2% al 61,1% evita o riduce l'attività fisica durante le mestruazioni, spesso per paura delle perdite e imbarazzo più che per dolore (Harvey et al., 2025). Se il dolore mestruale è forte al punto da impedire le normali attività, non è qualcosa da sopportare: va portato a un professionista sanitario.

Il ciclo mestruale fa perdere forza?

Non in misura rilevante, stando ai dati disponibili. La meta-analisi più ampia sull'effetto della fase del ciclo sulla performance — 78 studi, 1.193 partecipanti donne adulte di 18-40 anni — descrive un effetto di entità «banale», con qualità delle prove bassa secondo GRADE (McNulty et al., 2020); sulle adolescenti dati equivalenti non esistono. Il confronto utile è di scala: la variazione attribuibile alla fase del ciclo è piccola, mentre l'allenamento contro resistenza in bambini e adolescenti produce un guadagno di forza con effect size 1,12 (IC 95% 0,9-1,3), che cresce con la maturazione (Behringer et al., 2010). In pratica: ciò che una ragazza costruisce nei mesi pesa molto più di come si sente in una singola settimana.

Bisogna adattare l'allenamento alla fase del ciclo?

Oggi l'evidenza non lo sostiene, e per le adolescenti non esiste proprio. La meta-analisi più ampia sull'effetto della fase del ciclo sulla performance — 78 studi e 1.193 partecipanti — ha trovato una riduzione di entità «banale» nella fase follicolare precoce rispetto alle altre fasi (ES 0,5 = -0,06; CrI 95% -0,16 a 0,04), con qualità delle prove giudicata bassa secondo GRADE (McNulty et al., 2020). Attenzione all'età: quelle partecipanti sono donne adulte di 18-40 anni. La conclusione pratica è quindi doppia: non esistono basi per periodizzare l'allenamento di una ragazza di 14 anni sulla fase del ciclo, ma esistono ottime ragioni per ascoltare come sta e adattare la singola seduta a ciò che riferisce.